«Che impressione essere l’unico italiano della finale»

«È accaduto tutto talmente così in fretta che non ho ancora avuto tempo di mettere a fuoco le cose. A volte penso che mi sveglierò ritrovandomi con i compagni della squadra giovanile. Magari davanti al televisore a tifare Bayern nella finale di Champions». In realtà Diego Armando Contento, paisà della formazione tedesca, sarà uno dei protagonisti del Bernabeu e forse anche l'unico «italiano» in campo. Fino a tre mesi fa il 19enne figlio di immigrati napoletani macinava chilometri sulla fascia sinistra del Bayern primavera. «Poi Van Gaal mi ha convocato per far numero in vista della sfida con la Fiorentina. Ero emozionato, ma ritenevo che quella notte europea si sarebbe conclusa da spettatore».
E invece si fece male Van Buyten.
«Già, ma non fu Van Gaal a comunicarmi che sarei entrato, ma il mio allenatore delle giovanili Hermann Gerland. Mi chiamò invitandomi a togliere la tuta».
Scusi, ma per quale ragione Van Gaal non parlò con lei?
«Immagino che sia il suo modo di vivere il calcio. Evidentemente parla poco e soprattutto non dialoga con quelli che non appartengono alla sua squadra».
Il suo esordio nel Bayern dei grandi è avvenuto in circostanze fortuite e con risvolti bizzarri.
«Sì perché io gioco sul lato sinistro della difesa, sono mancino come il mio idolo Maradona. Non mi chiamo Diego Armando per caso. Comunque mi sono improvvisato centrale cercando di frenare Jovetic. Davvero un furetto quel ragazzo».
Lei però ora ha la fortuna di giocare con un fenomeno come Ribéry.
«Franck incarna il prototipo del fuoriclasse. Saprebbe metterti un pallone sui piedi a occhi chiusi. Con lui sto imparando molto, perché in allenamento non è uno che fa distinzione tra giovani e professionisti. Ci considera tutti sullo stesso piano, ed è prodigo di consigli. Peccato non averlo in finale».
Si parla tanto del settore giovanile del Barcellona, ma quello del Bayern non scherza. Quattro giocatori lanciati in prima squadra nell’ultima stagione sono un ottimo risultato.
«Io gioco qui da quando avevo quattro anni. Ho fatto tutta la trafila sognando di entrare nella prima squadra. Le selezioni sono durissime, ma alla fine il lavoro premia. Lo posso dire per me così come per Thomas Muller, Badstuber e Alaba. Loro sono già anche in nazionale».
A proposito, lei pensa di giocare per la Germania?
«A livello giovanile ho indossato le maglie della Juniores e dell’Under 20. So che Joachim Low mi sta seguendo. Sono nato qui in Baviera, ma nelle mie vene scorre sangue italiano».
Parliamo dell’Inter, che finale sarà quella del Bernabeu?
«Prevedo una battaglia, ma non nel senso negativo del termine. Si affronteranno le squadre atleticamente più forti della manifestazione. Sarà un duello più muscolare che tattico e a viso aperto».
Come si sente ad essere forse l’unico italiano che il 22 maggio calpesterà l'erba del Bernabeu?
«Fa una certa impressione. Anche perché proprio in quello stadio l’Italia vinse un mondiale contro la Germania. Comunque non è detto che sia l'unico o che faccia parte dei titolari. Dipende da tanti fattori. Magari Van Gaal opta per altre soluzioni, oppure nell’Inter potrebbero giocare Balotelli o magari Materazzi dal primo minuto».
Se la sente di scrutare la sfera di cristallo e provare a dirci cosa vede?
«Le origini napoletane mi consigliano di essere scaramantico. Comunque vada dedico questo momento alla mia famiglia. Loro sono i primi sostenitori e mi applaudiranno in caso di vittoria o di sconfitta».

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