Chiama a Cassano

(...) così lì in testa con la Juve, con 2 punti di vantaggio su Inter e Fiorentina, 3 su Milan Napoli e Palermo, 5 sull'Udinese, 6 sulla Roma? Vorremo mica montarci la testa?
La risposta è: mai e poi mai. Quel diavolaccio di Preziosi e questo Gasperini più unico che raro, consapevoli di avere approntato e di dirigere un organico ribadito da primi posti ad onta dell'inevitabile sacrificio dei mostri sacri Milito e Thiago Motta, sanno bene che - ritirato in Danimarca il pass per l'esaltante ma stressante «fase a gruppi» europea - dovranno fare i conti non solo con l'incalzante serie di incontri ravvicinati che la scorsa stagione finì per prosciugare le residue forze del ristretto organico dei «cugini», ma pure con il glorioso supplemento di lavoro che nel corso delle provvidenziali soste azzurre Lippi riserverà ai fondamentali Bocchetti e Criscito, e chissà se solo a loro. Quanto a Del Neri, figurarsi se si monta la testa, uno come lui. Uno sportivo vecchia maniera - ma tutt'altro che fesso - che gioca a dare (più che può) e prendere (meno che può) con la difesa più alta possibile a maggior gloria di un poker di centrocampo (Semioli-Palombo-Tissone-Mannini) tra i più forti del campionato e dei «gemelli» da urlo che garantiscono gol facile (Pazzini) e spettacolo fantascientifico (Cassano).
Del Neri sa che per quest'anno gli «basterebbe» soddisfare un unico inconfessabile - ma nemmeno tanto - desiderio del patron Garrone che pubblicamente si vanta di non sapere di calcio: vedersi riportare su un vassoio d'argento la leadership calcistica cittadina che si è visto strappare dall'abilissimo Enrico Preziosi re del giocattolo. Il tutto augurando di cuore le migliori fortune europee al Grifone, perché qui nessuno è fesso e tutti sanno che per rendere al massimo in campionato è meglio potersi allenare con cadenze regolari che doversi dissanguare ogni tre santi giorni in battaglia. Dice: ma allora perché Garrone, che è così ricco, se ci tiene così tanto non ha fatto comprare da Marotta il forte difensore centrale che farebbe fare alla squadra il decisivo salto di qualità? Perché - piaccia o non piaccia - la politica sportiva del megapetroliere sceso in campo a suo tempo «obtorto collo» è intesa a tener fede sempre e comunque al sano principio del rifiuto di considerare il denaro alla stregua di carta straccia.
Stavolta, a differenza della scorsa estate, soddisfacendo i desideri di Del Neri Marotta ha azzeccato tutto: la «polpa» di Semioli Tissone Mannini e Zauri, con corollario in «rosa» della valorosa gioventù di Fiorillo Cacciatore Poli Rossi Foti e Soriano (e personalmente spero Dessena), a completamento dell'onerosa riconferma del trio azzurro Palombo-Pazzini-Cassano. Peccato per Marilungo, forzatamente sacrificato sull'altare del commovente Bellucci, cui comunque il prestito permetterà di ripresentarsi l'estate prossima ricco di un'esperienza preziosa da far valere. Quanto al vicolo cieco in cui si è ficcato l'amico e campione del mondo Marcello Lippi col tormentone azzurro di Cassano, delle due l'una: o Fantantonio infine sbotta facendo il gioco - cioè l'autogol - su cui conta l'incapponito citì, o al momento del dunque il dio del calcio imporrà a Marcello di non fare harakiri. Perdiana, dev'esserci un limite a tutto! Per esempio, a quello di riesumare in chiave mondiale 2010 i resti di Totti e Del Piero o schierare soldatini alla Pepe e dintorni a scempio del calcio e scorno di Fantantonio, di gran lunga il migliore rappresentante dell'Italian style pedatorio, riveduto e corretto dallo stile Sampdoria col corredo di Carolina (bacini, bacini) in bella mostra.