Chiuse le indagini sulla truffa dei buoni pasto

Sette dipendenti delle Ferrovie hanno già chiesto di patteggiare

Enrico Lagattolla

Buoni pasto sottratti alle casse delle Ferrovie dello Stato, compilati con dati fasulli, e infine girati a ristoratori compiacenti in cambio della metà dell’importo. Una truffa da un milione di euro, durata oltre due anni. E, alla chiusura delle indagini, sedici persone sono accusate a vario titolo di riciclaggio, ricettazione e falso in scrittura privata. Nello specifico, un funzionario della Divisione passeggeri della sede milanese di Trenitalia, undici dipendenti dell’azienda e di Rete ferroviaria italiana (due società controllate da FS), e quattro ristoratori.
L’inchiesta, condotta dagli uomini della Polfer e coordinata dal pubblico ministero Francesco Prete, era iniziata nell’ottobre del 2003. Quando proprio Trenitalia aveva segnalato un’anomala «impennata» nella riscossione dei buoni pasto. Alla stazione di Garibaldi, ad esempio, era stata presentata una denuncia per la sottrazione di 500 blocchetti, pari a 6.250 tagliandi, solo per il mese di maggio.
Il meccanismo era semplice, ed era sempre lo stesso. Il funzionario si occupava di sottrarre dalle casse aziendali i tagliandi, ciascuno dei quali del valore di 5,60 euro. Il furto avveniva falsificando i registri di carico e scarico o, alle volte, facendo sparire del tutto i registri. Quindi, i buoni pasto venivano distribuiti ai complici, che li compilavano con nominativi e codici di identificazione falsi, per poi cederli ai dipendenti o ai titolari di bar, ristoranti e piccoli supermercati, in cambio della metà del valore. A chiudere il cerchio della truffa erano i ristoratori, che passavano alla riscossione dell’intero importo.
In totale, 160mila buoni per un valore di 960mila euro, 360mila dei quali già spesi. Tanto, che nel solo mese di luglio del 2004 risultava che la metà dei quasi 100mila dipendenti delle Ferrovie dello Stato sparsi in tutta Italia avessero fatto spese nei bar e nei supermercati di Milano e provincia.


Dei sedici indagati, sette dipendenti delle Ferrovie hanno già concordato di patteggiare pene per un anno e quattro mesi (in due hanno chiesto di essere giudicati con rito ordinario), e lo stesso è avvenuto per i quattro ristoratori, ai quali è contestata la sola ricettazione. Il fascicolo dei restanti tre, infine, è stato girato per competenza al Tribunale di Monza.

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