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Ci specchiamo tutti nell'incubo di "Chianafera"

Labbate, come sempre, si colloca in un'area che è solo sua: gotico siciliano con forti iniezioni di immagini provenienti da tutti i media disponibili

Ci specchiamo tutti nell'incubo di "Chianafera"
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Un uomo è rinchiuso in manicomio, ovvero un uomo è allo specchio e si osserva. Quindi ogni uomo è rinchiuso in manicomio. L'uomo è senza ricordi ma cosa siamo senza ricordi? Un guscio vuoto. Oppure cacciatori che non sanno cosa cacciare e per questo trovano qualcosa.

Un uomo è rinchiuso in manicomio e pensa al Padre e alla Madre, i padroni dei ricordi e della tradizione che si tramanda di generazione in generazione, di manicomio in manicomio, di persona in persona.

Un uomo si innamora di una donna evanescente, che lo convoca a Chianafera, un luogo mistico dove inizierà l'opera di distruzione. L'inizio è una iniziazione e l'iniziazione è anche sacrificio.

Un uomo cammina verso Chianafera. Attraversa le terre selvagge di Sicilia. Sono le western lands, terre occidentali, degli ultimi romanzi di William Burroughs, dove le anime in transito verso un altro luogo, che non è l'aldilà, si danno battaglia.

L'uomo di cui stiamo parlando ha un nome e cognome, anzi è un nome e un cognome: Orazio Labbate, autore di Chianafera (NN Editore, pagg. 132, euro 17). Sarà soltanto un nome fino a quando non avrà trovato ciò che non sa di cercare, se stesso. E forse si sarà trovato quando avrà scoperto di aver finito proprio il libro di cui è protagonista: Chianafera, appunto. Avrete capito che l'autobiografia c'entra e non c'entra. C'entra invece l'alchimia, che conduce dalla nigredo, la putrefazione, alla albedo, la purezza e infine alla realizzazione della Grande opera, che può benissimo essere anche un libro sulla propria anima.

Labbate, come sempre, si colloca in un'area che è solo sua: gotico siciliano con forti iniezioni di immagini provenienti da tutti i media disponibili, cinema ma anche videogiochi, i passaggi dell'iniziazione come se fossero livelli da superare. Siamo in campo metafisico eppure c'è anche concretissima avventura e concretissimo linguaggio.

Questo fa sì che il romanzo sia un viaggio iniziatico anche per il lettore. Proprio il lettore che, come Orazio Labbate nel libro, si trova rinchiuso in un manicomio, e quando si guarda allo specchio vede un estraneo. Ma i ricordi sono fatti per tornare quando meno te l'aspetti.

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