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Milano-Sanremo, Pogacar nella storia. Vince per la prima volta in volata nonostante la caduta

Impresa del campionissimo sloveno che cade a 30 chilometri dal traguardo ma riesce a rifarsi sotto per poi schiantare i rivali. Pidcock regge fino alla fine ma è beffato per mezza ruota sul traguardo

Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) al traguardo
Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) al traguardo

Per completare il grande slam delle classiche monumento, a Tadej Pogacar manca ora solo la Parigi-Roubaix. La gara che, finora, aveva visto il campione sloveno sempre beffato è riuscito finalmente a trionfare a Sanremo ma non è stata certo una passeggiata di salute. Il capitano della Uae Team Emirates cade a terra a circa 30 chilometri dal traguardo ma si rialza subito e, aiutato dalla squadra, torna in gruppo prima della Cipressa. Sulla salita più temuta impone la legge del più forte, schiantando i rivali uno alla volta: solo l’inglese Tom Pidcock gli rimane alla ruota fino al rettilineo finale, dove il campione del mondo riesce a batterlo in volata per mezza ruota. Undicesimo successo dello sloveno nelle classiche monumento, che ora punta a completare il grande slam nel “inferno del nord”, che si terrà domenica 12 aprile.

Lunga fuga, Pogacar cade

Con il meteo che ha deciso di concedere una tregua in questo primo giorno di primavera, la partenza della prima classica monumento del calendario Uci vede il gruppo iniziare la discesa verso Sanremo dalla partenza di Pavia. Come succede sempre più spesso nelle gare moderne, bastano pochi chilometri per vedere la prima fuga di giornata, nove fuggitivi che guadagnano circa due minuti dal peloton. Ci sono anche gli azzurri Marcellusi, Tarozzi, Milesi, Moro e Peron ma le possibilità di arrivare al traguardo sono oggettivamente pochissime. Nonostante la Alpecin stia facendo l’impossibile per tenere alto il ritmo del gruppo, i fuggitivi hanno circa 4 minuti da gestire ma ancora 270 chilometri da percorrere. Le squadre top preferiscono lasciare avanti i fuggitivi per risparmiare le energie per le salite che dovranno affrontare tra qualche decina di chilometri. La situazione rimane stabile anche quando la fuga inizia l’ascesa verso il Passo del Turchino: allo scollinamento il vantaggio dei nove fuggitivi è sempre attorno ai tre minuti ma restano ancora 150 chilometri prima di arrivare a Sanremo. Il peloton affronta con insolita calma la discesa molto tecnica del Turchino consentendo alla fuga di allungare di un paio di minuti: a cento chilometri dall'arrivo, andatura forsennata, circa 45 chilometri all’ora e cinque minuti e 26 secondi da recuperare per il gruppo.

Alla lunga, però, la fuga inizia a perdere pezzi ma il peloton non sembra avere fretta di andarli a riprendere: il rischio di cadute come quella che coinvolge tre atleti della Ineos Grenadiers è troppo alto e molti preferiscono non rischiare troppo. Il cambio di ritmo arriva a 60 chilometri dal traguardo, con le squadre top che si alternano in testa per riprendere la fuga che perde prima Lozano, poi Peron. A preoccupare molti dei favoriti è la salita di Capo Berta, breve ma con un paio di rampe attorno al 9%: il vantaggio della fuga precipita sotto i due minuti con Maestri che fa di tutto per tenere alto il ritmo sulla salita, con Belletta e Milesi gli unici a rimanergli a ruota. Il colpo di scena arriva a sei chilometri dalla Cipressa, quando finiscono a terra sia Pogacar che Van Aert: il campionissimo sloveno si rialza subito e, nonostante le escoriazioni rimediate, fa di tutto per ricucire il buco nei confronti del peloton. Sia Van Aert che Jorgenson sono costretti a cambiare la bici, Pogacar e Van der Poel rientrano nel gruppo alla base della Cipressa. Il primo attacco del campione del mondo vede Ganna, Del Toro e Pedersen tenere il passo ma il secondo strappo vede alla ruota dello sloveno colo Van der Poel e Pidcock.

Una volata leggendaria

La Milano-Sanremo si conferma anche stavolta come una delle gare più spettacolari ed imprevedibili del calendario del ciclismo mondiale. A 10 chilometri dal Poggio di Sanremo, il vantaggio del trio di testa si è assottigliato progressivamente a circa 31 secondi: se Pidcock regge senza problemi in discesa, Van der Poel sembra più in sofferenza mentre Del Toro fa il possibile per evitare che il resto del gruppo si riporti sul gruppetto di testa. Se l’inglese ha smesso di dare i cambi, l’attacco successivo di Pidcock è troppo per l’olandese, che perde terreno nei confronti del duo di testa. Mentre nel gruppo iniziano a muoversi le altre squadre per ricucire il buco, nonostante la caduta i battistrada continuano a gestire il vantaggio senza troppi problemi. A seicento metri dallo scollinamento gli attacchi di Pogacar non riescono a scrollarsi di dosso un tignoso Pidcock, che continua a non voler mollare. Van der Poel rimane sempre attorno ai venti secondi di ritardo ma non riesce a riportarsi vicino alla testa della gara, con il peloton sempre più vicino.

Pidcock prova ad approfittare della discesa dopo il poggio per aprire un po’ di luce nei confronti di Pogacar ma il campione del mondo non ci pensa nemmeno a farlo fare. Gli ultimi tre chilometri vedono un Van Aert in palla che trascina il gruppo nel finale, riprendendo uno stanco Van der Poel ma la vittoria della Milano-Sanremo se la giocheranno Pogacar e Pidcock. Il campione sloveno è il primo a lanciare la volata a circa 500 metri dal traguardo ma l’azione non è devastante come in altre occasioni. La risposta di Pidcock sembra in grado di beffare l’alfiere della Uae Team Emirates ma il campione del mondo trova l’ultima spallata per mettere la ruota davanti a quella del britannico di pochi centimetri. Pogacar riesce finalmente a vincere la Milano-Sanremo con la maglia iridata sulle spalle: non succedeva dal lontano 1983, quando ci riuscì il grande Beppe Saronni.

La classifica finale

[[ Per completare il grande slam delle classiche monumento, a Tadej Pogacar manca ora solo la Parigi-Roubaix. La gara che, finora, aveva visto il campione sloveno sempre beffato è riuscito finalmente a trionfare a Sanremo ma non è stata certo una passeggiata di salute. Il capitano della Uae Team Emirates cade a terra a circa 30 chilometri dal traguardo ma si rialza subito e, aiutato dalla squadra, torna in gruppo prima della Cipressa. Sulla salita più temuta impone la legge del più forte, schiantando i rivali uno alla volta: solo l’inglese Tom Pidcock gli rimane alla ruota fino al rettilineo finale, dove il campione del mondo riesce a batterlo in volata per mezza ruota. Undicesimo successo dello sloveno nelle classiche monumento, che ora punta a completare il grande slam nel “inferno del nord”, che si terrà domenica 12 aprile. Lunga fuga, Pogacar cade Con il meteo che ha deciso di concedere una tregua in questo primo giorno di primavera, la partenza della prima classica monumento del calendario Uci vede il gruppo iniziare la discesa verso Sanremo dalla partenza di Pavia. Come succede sempre più spesso nelle gare moderne, bastano pochi chilometri per vedere la prima fuga di giornata, nove fuggitivi che guadagnano circa due minuti dal peloton. Ci sono anche gli azzurri Marcellusi, Tarozzi, Milesi, Moro e Peron ma le possibilità di arrivare al traguardo sono oggettivamente pochissime. Nonostante la Alpecin stia facendo l’impossibile per tenere alto il ritmo del gruppo, i fuggitivi hanno circa 4 minuti da gestire ma ancora 270 chilometri da percorrere. Le squadre top preferiscono lasciare avanti i fuggitivi per risparmiare le energie per le salite che dovranno affrontare tra qualche decina di chilometri. La situazione rimane stabile anche quando la fuga inizia l’ascesa verso il Passo del Turchino: allo scollinamento il vantaggio dei nove fuggitivi è sempre attorno ai tre minuti ma restano ancora 150 chilometri prima di arrivare a Sanremo. Il peloton affronta con insolita calma la discesa molto tecnica del Turchino consentendo alla fuga di allungare di un paio di minuti: a cento chilometri dall'arrivo, andatura forsennata, circa 45 chilometri all’ora e cinque minuti e 26 secondi da recuperare per il gruppo. Alla lunga, però, la fuga inizia a perdere pezzi ma il peloton non sembra avere fretta di andarli a riprendere: il rischio di cadute come quella che coinvolge tre atleti della Ineos Grenadiers è troppo alto e molti preferiscono non rischiare troppo. Il cambio di ritmo arriva a 60 chilometri dal traguardo, con le squadre top che si alternano in testa per riprendere la fuga che perde prima Lozano, poi Peron. A preoccupare molti dei favoriti è la salita di Capo Berta, breve ma con un paio di rampe attorno al 9%: il vantaggio della fuga precipita sotto i due minuti con Maestri che fa di tutto per tenere alto il ritmo sulla salita, con Belletta e Milesi gli unici a rimanergli a ruota. Il colpo di scena arriva a sei chilometri dalla Cipressa, quando finiscono a terra sia Pogacar che Van Aert: il campionissimo sloveno si rialza subito e, nonostante le escoriazioni rimediate, fa di tutto per ricucire il buco nei confronti del peloton. Sia Van Aert che Jorgenson sono costretti a cambiare la bici, Pogacar e Van der Poel rientrano nel gruppo alla base della Cipressa. Il primo attacco del campione del mondo vede Ganna, Del Toro e Pedersen tenere il passo ma il secondo strappo vede alla ruota dello sloveno colo Van der Poel e Pidcock. Una volata leggendaria La Milano-Sanremo si conferma anche stavolta come una delle gare più spettacolari ed imprevedibili del calendario del ciclismo mondiale. A 10 chilometri dal Poggio di Sanremo, il vantaggio del trio di testa si è assottigliato progressivamente a circa 31 secondi: se Pidcock regge senza problemi in discesa, Van der Poel sembra più in sofferenza mentre Del Toro fa il possibile per evitare che il resto del gruppo si riporti sul gruppetto di testa. Se l’inglese ha smesso di dare i cambi, l’attacco successivo di Pidcock è troppo per l’olandese, che perde terreno nei confronti del duo di testa. Mentre nel gruppo iniziano a muoversi le altre squadre per ricucire il buco, nonostante la caduta i battistrada continuano a gestire il vantaggio senza troppi problemi. A seicento metri dallo scollinamento gli attacchi di Pogacar non riescono a scrollarsi di dosso un tignoso Pidcock, che continua a non voler mollare. Van der Poel rimane sempre attorno ai venti secondi di ritardo ma non riesce a riportarsi vicino alla testa della gara, con il peloton sempre più vicino. Pidcock prova ad approfittare della discesa dopo il poggio per aprire un po’ di luce nei confronti di Pogacar ma il campione del mondo non ci pensa nemmeno a farlo fare. Gli ultimi tre chilometri vedono un Van Aert in palla che trascina il gruppo nel finale, riprendendo uno stanco Van der Poel ma la vittoria della Milano-Sanremo se la giocheranno Pogacar e Pidcock. Il campione sloveno è il primo a lanciare la volata a circa 500 metri dal traguardo ma l’azione non è devastante come in altre occasioni.

La risposta di Pidcock sembra in grado di beffare l’alfiere della Uae Team Emirates ma il campione del mondo trova l’ultima spallata per mettere la ruota davanti a quella del britannico di pochi centimetri. Pogacar riesce finalmente a vincere la Milano-Sanremo con la maglia iridata sulle spalle: non succedeva dal lontano 1983, quando ci riuscì il grande Beppe Saronni.

La classifica finale

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