«Il cigno nero» e la normalità dell'eccezione

Nassim Nicholas Taleb non è certo un classico liberale. Il cigno nero (edito nel 2008 dal Saggiatore) è un libro complesso, articolato e davvero interessante che non può mancare in un biblioteca libera. Il cigno nero è un evento isolato «che non rientra nel campo delle normali aspettative», ha un impatto enorme e nonostante tutto ciò la natura umana «ci spinge ad elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa». L'attacco alle Torri Gemelle è un cigno nero, la crisi finanziaria del 2008 è un cigno nero. Noi ci comportiamo come se non esistesse, preferiamo la normalità. In termini liberali siamo affascinati dal determinismo, per cui gli eventi si susseguono per una logica ineludibile.Non è così per Taleb. «La logica del cigno nero rende ciò che non si sa molto più importante di ciò che si sa» e il successo dell'impresa «è inversamente proporzionale alla sua prevedibilità». Taleb è un filosofo, un trader di Borsa, un matematico, ed è evidentemente contrario a qualsiasi intervento pubblico che possa sapere per noi, ciò che non può sapere per definizione. Il regno di Taleb è quello dell'incertezza. Il problema fondamentale di una società non è prevedere l'esistenza, o meglio l'arrivo, di un «cigno nero», ma sapere con certezza che arriverà e mettersi nelle condizioni di gestirlo. Una bolla finanziaria, nel modo più insospettabile possibile, prima o poi scoppierà. Le persone ragionevoli non devono preoccuparsi di evitarla, ma devono costruire le condizioni migliori per gestirla. La differenza è sottile, ma profonda.Rispetto a Marx, ma anche a Smith, cioè all'impostazione dell'economia classica, Taleb fa un salto in avanti: «il libero mercato funziona perché permette alle persone di avere fortuna procedendo per tentativi in modo aggressivo, non grazie ad incentivi o premi per la bravura». Come si direbbe oggi, Taleb è chiaramente un mercatista, ma non tanto per la sua capacità di valorizzare il merito, quanto per la sua capacità di collezionare e gestire «cigni neri». Il mondo per il Nostro «è dominato da ciò che è estremo, sconosciuto o molto improbabile, quindi dobbiamo usare l'evento estremo come punto di partenza, non come un'eccezione da nascondere sotto il tappeto». Ma attenzione, i «cigni neri» di cui ci occupiamo non assomigliano a quelli che saranno «cigni neri»: «ci occupiamo degli eventi improbabili, sbagliati». Pensate che chi sottoscriva una filosofia di questo tipo possa essere un fan dell'iper-regolamentazione o dell'intervento pubblico in economia? Quelli di Taleb sono principî che smontano pezzo per pezzo decenni di dittatura della macroeconomia, secondo la quale a precisa azione del decisore pubblico, corrisponde la reazione dei soggetti economici.

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