Al cinema i francesi continuano ad amare l'Italia Da Moretti ad Amelio, ecco chi sfilerà a Cannes

Moretti, Sorrentino, Amelio. A due giorni dalla presentazione del Festival di Cannes, non tramonta l'amore dei francesi nei confronti del cinema italiano

Al cinema i francesi continuano ad amare l'Italia Da Moretti ad Amelio, ecco chi sfilerà a Cannes

Anche se tra Italia e Francia, al momento, non corre buon sangue, è sempre amore – da parte dei cugini – per il nostro cinema. La prova regina? L’ormai mitizzato “Habemus Papam” di Nanni Moretti, in concorso sulla Croisette, verrà presentato alla stampa il 14, stesso giorno in cui Cannes scioglie le sue riserve, rivelando il programma della 64esima edizione. Sarà un caso, ma la parola “caso” andrebbe abolita, quando sono in gioco le grandi passioni. Come quella che i cinèfili transalpini da sempre riservano all’autore romano, più atteso che mai dopo la strane rivelazioni su “We have the Pope” (così il titolo per i paesi anglofoni), frutto d’un furto della sceneggiatura originale (firmata da Francesco Piccolo e Federica Pontremoli) da parte d’una talpa, lesta a passare le carte a un critico leftist, smanioso di salire alla ribalta.

Ma non è soltanto Moretti il cuore del cuore cannense, perché in concorso, quest’anno che ci vede in prima linea sul fronte del box-office, con saldo positivo tra pubblico e autori, sfileranno altri italiani con gli attributi giusti per il più feroce marchè europeo. Stiamo parlando di Paolo Sorrentino, che porta in concorso “This must be the place – Questo dev’essere il posto”, singolare thriller con uno Sean Penn divissimo, nel ruolo d’una sgangherata rockstar alla ricerca dell’aguzzino di suo padre, un ebreo che, prima di morire, gli lascia un nobile mandato: cercare il perdono. In rete circolano da un po’ le foto di Penn con strana parrucca moracciona, rossetto e aria sfatta: perfetto come simpatico relitto umano.

Quanto a Gianni Amelio, il più scontroso e lento dei nostri autori, farà bella figura con “Il primo uomo”, tratto dall’omonimo racconto incompiuto di Albert Camus, ritrovato in mezzo al fango, dentro una borsa di pelle fuoriuscita dall’auto sulla quale viaggiava lo scrittore, morto in quell’incidente (1957). Al centro della drammatica pellicola c’è Claudia Cardinale: un’altra icona per la Francia, dove C.C. tuttora si contrappone a B.B., la Bardot fuori dal giro cinematografico ma ancora dentro i sogni dei conterranei, che amano ricordarla giovane a Saint-Tropez.

C’è da giurarci che sarà “Terraferma” di Emanuele Crialese la vera rivelazione della Croisette: se il bravo regista di “Respiro” (ambientato a Lampedusa) riuscirà a finire in tempo il missaggio (dita incrociate nel quartier generale Cattleya, produttore del film) farà bingo con questa storia terribilmente attuale. Perché qui si parla delle nostre coste e dei migranti africani, mentre il problema dei respingimenti è visto dall’ottica dei pescatori di Linosa. Per loro e per la loro cultura del mare, volta all’accoglienza innanzitutto, sarà odissea anche interiore, di fronte all’arrivo dei migranti africani. Una donna della regione sub sahariana con il figlioletto di 9 anni cerca di sopravvivere, una famiglia di pescatori cerca di capire…E il nostro mare, soprattutto, a dispetto del titolo (la terraferma è agognata dai disperati clandestini) e audaci riprese subacquee, accompagnate dal silenzio degli abissi così cari a Crialese. Per lui, che ama capovolgere il mondo dentro il Mare Nostrum, per osservarlo con gli occhi dei bambini,c’è una lei, Alice Rohrwacher, che sale in Aspromonte, sulle montagne ostili della Calabria più arcaica con “Corpo celeste”, inserito nella prestigiosa rassegna Quinzaine des Réalisateurs. L’esordio della sorella dell’ attrice Alba Rohrwacher è sponsorizzato da Cinecittà Luce e anche qui una bambina, la tredicenne Marta, torna dalle parti di Reggio Calabria con la madre (Anita Caprioli) per lasciarsi incantare dall’isolamento di certi paesini aspromontani,dove si arriva a cavallo, percorrendo sentieri selvaggi che profumano di tradizioni perdute. Non è confermata la presenza di Ermanno Olmi, sulla Croisette, con il suo “Il villaggio di cartone”, dramma ambientato a Bari, tra gli immigrati che vivono nelle bidonville pugliesi, però i rumors si stanno facendo insistenti, in queste ore. Il maestro di Asiago è tornato alla regia, dopo aver annunciato una rinuncia non revocabile, ai tempi di “Centochiodi”. Eppure c’è un filo rosso, che lega i nostri prodotti, all’apparenza così distanti per umori e formazioni autoriali: si tratta dell’Italia, del nostro Paese mai così interessante, agli occhi degli autori, come da quando esso è alle prese con la questione migratoria. Se i francesi fanno i duri, insistendo con i respingimenti, gli italiani proclamano il proprio amore per la loro terra, filmandola dalla zolla all’onda. E riscoprendo sperduti paesini calabri, acque di ametista e di turchese nelle Isole Pelagie, una Roma di maestosa bellezza, mentre un papa viene eletto, contro la sua volontà…

E poi c’è il genio italico di Sorrentino, che s’arrangia all’estero con fondi europei ed americani e un cast hollywoodiano che comprende anche la figlia di Bono degli U2: quando si dice l’arte della sopravvivenza, mentre in patria il Fus è ridotto all’osso. Pure questo è made in Italy. Rinasce il cinema civile, col Bel Paese martoriato eppure vivo e vitale mentre lo indagano i suoi artisti? Perché no. Per dirne una, a chi dedicano i cugini il loro omaggio più sentito? A Jean- Paul Belmondo: la magnifica canaglia avrà un omaggio speciale, il 17 maggio. E mandare Bébel sul red carpet significa, ancora una volta, riconoscere una certa inestinguibile classe del tricolore. Bèbel è di origine italiana (per parte del padre Paul, noto scultore) e sul red carpet porta un pizzico di noi. E la torinese Carla Bruni, che inaugura Cannes con “Midnight in Paris” di Woody Allen, del quale è protagonista? Lasciamo perdere: la signora Sarkozy ha detto e ridetto che preferisce sentirsi francese.

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