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100 anni di Marilyn Monroe: i matrimoni, la carriera e la morte. Ecco chi era la star del desiderio

Oggi l'attrice avrebbe compiuto 100 anni. A più di 60 anni dalla sua scomparsa, l’attrice continua ad essere una vera e propria leggenda

100 anni di Marilyn Monroe: i matrimoni, la carriera e la morte. Ecco chi era la star del desiderio

Il 1 giugno 1926, nell'assolata città di Los Angeles, veniva al mondo Norma Jeane Mortenson Baker, che il mondo avrebbe poi ricordato con un altro nome: Marilyn Monroe. A distanza di 100 anni dalla sua nascita, con il mondo del cinema che ha inevitabilmente cambiato pelle e modo di raccontare le storie, la figura di Marilyn Monroe non ha mai perso né fascino né potenza. Icona del desiderio, vera e propria immagine dello star system e del divismo che tanto andava di moda a Hollywood, Marilyn Monroe è stata anche una donna che ha sofferto moltissimo nella sua vita e il cui successo in ambito artistico non è mai riuscito a colmare le ferite che si portava dietro dall'infanzia.

Figlia di Gladys Monroe, la piccola Norma cresce senza avere intorno il calore di una famiglia. Senza avere un padre riconosciuto - sebbene sia quasi certo che fosse un collega della madre nella Consolidated Film Industries -, la bambina è costretta ben presto a conoscere le pareti di case famiglie e orfanotrofi. Questo perché sua madre era affetta da schizofrenia paranoide e vive in un ambiente domestico economicamente inadatto a crescere una bambina. Successivamente, quando Gladys venne definitivamente dichiarata incapace di intendere e di volere, la giovanissima e futura Marilyn Monroe venne presa sotto l'ala di Grace McKee, amica di Gladys e archivista di pellicole alla Columbia Pictures. Fu così che Norma Jeane si innamorò del cinema e del mondo scintillante di Hollywood. La ragazzina continuava a entrare e uscire dagli orfanotrofi: in quegli anni, come lei stessa raccontò in una sua biografia, subì violenze e abusi. Annunciò di essere stata molestata sessualmente anche da Ervin Silliman Goddard, il marito di Grace. Forse proprio a causa di queste accuse, Norma Jeane venne mandata a stare con una lontana prozia a Compton, prima di andare da un'altra parente, che viveva a Van Nuys, situato nella San Fernando Valley. Questi continui traslochi e la frequentazione di famiglie affidatarie e orfanotrofi lasciò a Marilyn Monroe un vuoto che la donna avrebbe sempre cercato di colmare. Quello di sentirsi parte di una famiglia, di avere qualcuno a cui appartenere. Forse proprio per questo si sposò a 16 anni con Jim Dougherty, un giovane che partì in guerra mentre Marilyn, appena diciottenne, lavorava in una fabbrica di paracadute. Ed è proprio qui, mentre era

Il successo sul grande schermo

Sebbene la storia l'avrebbe ricordata soprattutto come la donna bionda in grado di far voltare qualsiasi uomo, Marilyn Monroe era una ragazza assetata di conoscenza, che aveva il terrore di essere percepita come una campagnola senza cervello, stupida e incapace di giocare il grande gioco della vita. Per questo studiava in continuazione, compresa la recitazione. Uno studio che, nel 1948, le permise di ottenere il suo primo ruolo nel film Dangerous Years. Di Norma Jeane non era rimasto granché all'esterno. La ragazza aveva cambiato il suo nome in Marilyn Monroe, aveva tinto i capelli di un biondo chiarissimo e aveva alterato la sua voce per darle un suono più sensuale. Persino la camminata cambiò, diventando quasi un segno distintivo di Hollywood. La carriera da attrice di Marilyn Monroe subì il primo grande scossone nel 1950, quando due grandi registi la vollero nel cast dei loro film. Il primo fu John Huston in Giungla d'asfalto. Il secondo, invece, fu Joseph L. Mankiewicz, che la scelse per un piccolo ruolo nel capolavoro Eva contro Eva, dove la giovane Marilyn poté vedere al lavoro due grandi attrici come Bette Davis e Anne Baxter. Gli anni '50 per Marilyn Monroe furono, a livello di carriera, anni prolifici e pieni di grandi film come Niagara e Gli uomini preferiscono le bionde, ma anche Quando la moglie è in vacanza, Il principe e la ballerina e A qualcuno piace caldo, il film del 1959 di Billy Wilder che forse è il più amato nella filmografia dell'attrice. Ma, se sullo schermo Marilyn Monroe appariva come una dea inavvicinabile, una vera e propria divinità nel vero senso del termine, nella vita privata era ancora una ragazza timida e insicura, che aveva paura di essere smascherata e allontanata dal sogno che stava rincorrendo. Era ancora la stessa ragazzina che sognava una famiglia e che stava cercando in tutti i modi di combattere il senso di solitudine che l'attanagliava.

I matrimoni di Marilyn Monroe

Il matrimonio con Jim Dougherty si concluse nel 1946: tornato dalla guerra e diventato un poliziotto, Jim aveva problemi ad accettare il desiderio di sua moglie di essere famosa, di realizzarsi con le sue forze. Per questo accettò di divorziare e da allora i due non si sono mai più rivisti o parlati.

Cinque anni dopo la conclusione del suo primo matrimonio, però, Marilyn Monroe incontrò Joe Di Maggio, uno dei più famosi giocatori nella storia del baseball americano. Joe Di Maggio vide una foto di Marilyn grazie a due giocatori dei Chicago White Sox: folgorato dalla bellezza della ragazza in posa, chiese un appuntamento per poterla conoscere. Joe Di Maggio era un uomo di poche parole, introverso e quasi burbero. La sua figura stonava con quella nascente di Marilyn Monroe eppure la loro storia d'amore riempì i rotocalchi rosa e appassionò il pubblico, che in quella liason vedeva quasi una fiaba. I due si sposarono nel gennaio del 1954, ma molto presto Joe Di Maggio cominciò a soffrire la fama della moglie: sentiva il peso di sapere che la donna che aveva sposato avrebbe sempre attirato folle disposte a tutto pur di rubare uno sguardo con l'angelo biondo. Il giocatore di baseball si scoprì dunque un uomo molto geloso e secondo alcuni biografi era anche violento con la moglie. In particolar modo molti biografi ricordano di una lite furibonda nata dopo il film Quando la moglie è in vacanza, a causa della famosa scena di Marilyn Monroe sulla grata della metropolitana con il vestito bianco che le si alza a causa del movimento d'aria. Una scena che aveva ossessionato Joe Di Maggio al punto da spingerlo a picchiare Marylin al St. Regis Hotel. Tre settimane dopo, il 5 ottobre 1954, i due si separarono, dopo appena nove mesi dalla celebrazione delle nozze.

La rottura con Maggio - che nei mesi successivi continuò a intrufolarsi nella sua vita anche attraverso degli investigatori privati - spinse Marilyn ad allontanarsi da Los Angeles e a riprendere in mano la sua vita. Si trasferì a New York e decise di studiare al famoso Actors Studio con Lee Strasberg. Per lei si trattava di una vera e propria rivoluzione: già diva e famosa, già entrata nell'immaginario collettivo, la Monroe non aveva bisogno dell'Actors Studio per continuare a lavorare. Eppure in lei ardeva anche il desiderio di dimostrare il proprio valore, di dimostrare soprattutto di non essere la "bionda svampita" o la "donna sensuale" su cui fantasticare. Lei voleva essere un'attrice nel vero senso della parola. Fu proprio in questo periodo che incontrò e si innamorò di Arthur Miller. La coppia suscitò molta curiosità. Com'era possibile che funzionasse una storia d'amore tra un'attrice come la Monroe e un intellettuale ebreo-americano impegnato come Arthur Miller? Eppure, cogliendo tutti alla sprovvista, dopo un periodo di frequentazione e corteggiamento i due si sposarono il 29 giugno 1956. Durante il matrimonio - che Marilyn passò nel famoso ranch in Connecticut che aveva acquistato per il marito - l'attrice inseguì ancora una volta il desiderio di avere una famiglia e cercò di rimanere incinta. Purtroppo, però, andò incontro a tre aborti. Marilyn Monroe cominciò a usare e ad abusare di farmaci, droghe e alcol. Il suo temperamento ne subì le conseguenze. Inoltre Arthur Miller, che veniva completamente mantenuto dalla moglie (che pagava anche gli alimenti all'ex del marito), continuava a sperperare denaro, causando un profondo sentimento di insofferenza nell'attrice. Elementi, questi, che portarono al naufragio anche di questo terzo matrimonio.

Marilyn, i Kennedy e la morte

Non ci sono rapporti unanimi su come avvenne il primo incontro tra Marilyn Monroe e il senatore John Fitzgerald Kennedy, destinato a diventare uno dei presidenti più iconici degli Stati Uniti d'America. Quello su cui sono tutti d'accordo, invece, è che tra i due ci fu una frequentazione più o meno seria. Nel 1959 Marilyn Monroe organizzò in fretta una conferenza stampa per smentire tutte le voci che la volevano alle prese con un flirt con Yves Montand, con cui aveva recitato in Facciamo l'amore. Il futuro presidente e l'attrice vennero spesso visti insieme e nel 1960 un investigatore privato registrò la frequenza con cui Kennedy andava dalla Monroe. Secondo alcune testimonianze, anche Jacqueline Kennedy sapeva della liason sentimentale del marito con l'attrice e viveva nella preoccupazione che la Monroe potesse parlarne pubblicamente e rovinare così la reputazione di Kennedy e tutte le sue ambizioni politiche. Dopo, Kennedy prese le distanze dall'attrice, al punto da regalare a un dipendente il rolex di cui lei gli aveva fatto dono. Tra gli ultimi amanti dell'attrice c'è stato anche Robert Kennedy che, secondo alcuni biografi, promise di sposarla al punto che Marilyn Monroe diceva ai suoi amici che presto si sarebbe sposata con un uomo molto potente e importante. Durante quel periodo si sottopose anche a un aborto, mentre tutto intorno a lei precipitava. Si era già fatta ricoverare in una clinica psichiatrica - e con l'aiuto dell'ex Di Maggio aveva trovato una clinica adatta -, il suo lavoro risentiva di ritardi e superficialità, e il suo umore, legato ai suoi problemi di salute mentale, passava dall'euforia alla depressione nell'arco di pochi minuti. Nel maggio del 1962 apparve al Madison Square Garden in un abito dorato pieno di lustrini per cantare Happy Birthay Mr. President davanti a migliaia di persone e a un imbarazzato Kennedy.

Marilyn Monroe morì il 4 agosto 1962, nella sua casa di Brentwood, Los Angeles, ad appena 36 anni. La possibile causa del decesso fu il suicidio, effettuato attraverso l'overdose di barbaturici. Tuttavia questa spiegazione non è mai stata del tutto accettata, al punto che intorno alla fine di Marilyn Monroe sono sempre circolate teorie e complotti. Secondo molti, ad esempio, la sua morte fu in realtà un vero e proprio omicidio voluto dai Kennedy che temevano che Marilyn Monroe potesse parlare delle sue relazioni con due degli uomini più importanti degli Stati Uniti.

Secondo lo scrittore Andrew Wilson, invece, la morte fu dovuta a un errore medico, quando il dottor Engelberg sbagliò nel prescrivere all'attrice due farmaci per combattere l'insonnia che non dovevano mai essere presi insieme.

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