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Tra cinema e amori la vita di un artista impareggiabile (sul filo dell'ironia)

Domani il compleanno di Allen: «Tutto cambiò a 5 anni, quando scoprii la morte»

 Tra cinema e amori la vita di un artista impareggiabile (sul filo dell'ironia)

Sarà che i genitori volevano che si laureasse in farmacia; sarà che ha vissuto ossessionato dall'ipocondria; fatto sta che ha dichiarato che sarebbe un'ottima idea, un giorno lontano, seppellire le sue ceneri vicino a una farmacia, appunto.

Ironico quanto cinico, dalla battuta fulminante, nevrotico, più di 50 film, 4 Oscar (mai ritirati), il gigante Woody Allen domani compie 90 anni. Un'età veneranda, che lo costringe a fare i conti con una vita letteralmente eccezionale. Sono parole sue: «Mia madre mi diceva che fino ai 5 anni ero un bambino solare. Poi tutto è cambiato, in una sola notte: mi avevano detto che si deve morire». E quella scoperta l'ha perseguitato fin qui nella costante ricerca, sia personale sia lavorativa, di esorcizzarne l'angoscia. «Non voglio raggiungere l'immortalità attraverso le mie opere. Non mi interessa vivere nel cuore degli americani», è una delle sue famose battute. «Preferisco vivere nel mio appartamento».

Allan Stewart Konigsberg (che a 15 anni sceglierà lo pseudonimo Woody Allen), è nato a Brooklyn, New York, da una famiglia ebrea di origini russo-austriache-tedesche. Mamma Nettie, contabile da un fiorista, e papà Martin, orafo e poi tassista, si accorsero presto che il ragazzino aveva un quoziente intellettivo superiore, ma anche che detestava la scuola: come ha raccontato lui, «era insopportabile, con tutte quelle regole e quelle domande dei professori». Finì che venne espulso dall'università e la sua carriera scolastica si interruppe: poco male, poiché a 17 anni aveva già brillantemente iniziato quella di scrittore. La

rete televisiva Nbc lo pagava come autore per le sue battute umoristiche che finivano nei programmi più seguiti: a soli 18 anni guadagnava più del padre e si trasferì nell'adorata Manhattan, dove è sempre rimasto.

Precoce in tutto, dalla scrittura (una sola macchina per scrivere fino ad oggi, una Olympia comprata sessant'anni fa) all'amore, Allen a 21 anni era già sposato con Harlene, che ne aveva solo 17. «Quando dissi sì, mi sembrò di sentire una porta blindata chiudersi. La porta di un sepolcro. Fallii su tutti i fronti e le resi la vita un inferno», ha scritto il regista nella sua autobiografia A proposito di niente.

Dopo i film, sono state le donne il capitolo più nutrito della sua vita: tre mogli e due compagne ufficiali, anche se non in quest'ordine. Donne impegnative e donne di passaggio: «L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande», ha detto. Dopo Harlene, sposò Louise, figlia del commercialista che curava i suoi interessi ormai cospicui: durò finché non incappò in una deliziosa, intelligente e complicata ragazza. Era il 1969, si chiamava Diane Keaton. È stata forse lei, musa in sette dei suoi film più belli, l'amore maiuscolo: «Esistono persone capaci di illuminare una stanza, ma lei illumina anche il viale», ha dichiarato Allen. Dopo la fine della storia, fra loro è rimasto un sodalizio intellettuale impareggiabile.

Nella vita di Woody Allen, cinema e amore si sono sempre intrecciati: per il film Una commedia sexy in una notte di mezza estate, nel 1981 scelse Mia Farrow, come protagonista e come compagna. Rimarranno insieme tredici tempestosi anni e la loro relazione finì con il botto: un

grave scandalo che fece il giro del mondo. Lei, ex moglie di Frank Sinatra e del compositore Andrè Previn, aveva già sette figli, tre suoi e quattro adottivi. La maternità la ossessionava: con Allen mise al mondo Satchel Ronan, oggi avvocato e Premio Pulitzer, e adottò altri due ragazzini, Moses e Dylan. Finché una sera Mia si trovò fra le mani qualcosa di sconcertante: dimenticate sulla mensola del caminetto, c'erano diverse foto erotiche scattate da Woody a Soon Yi, una della sue figlie adottive. Scoppiò il finimondo: Mia (e non solo lei) gridò all'incesto, e fu qualcosa di potente.

In realtà, legalmente non era così: Woody non era il padre della ragazza, che la Farrow aveva adottato con Previn. Certo, lui aveva 56 anni e lei 20, ma la risposta del regista fu chiara: ne sono innamorato, intendo sposarla. La Farrow era avvelenata di rabbia: per la custodia dei tre figli che ha in comune con Allen, scatenò contro di lui una guerra a colpi di avvocati, sostenendo che il padre avesse abusato di Dylan, la loro bambina di 7 anni. Ci furono interrogatori, perizie mediche e psicologiche: Woody non fu mai denunciato per un reato tanto infamante, ma perse comunque la causa per l'affidamento dei ragazzi.

Nel 1997 a Venezia («la città che più amo

dopo New York»), il regista sposa Soon Yi a Palazzo Cavalli-Franchetti: officia il sindaco Massimo Cacciari, tre soli gli invitati. Woody e la terza moglie hanno adottato due figlie asiatiche e, notizia, sono ancora insieme

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