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James Bond, caccia al nuovo 007: ecco perché il vero nodo adesso è non tradire Ian Fleming

Tra rumor, paura dei fan e corsa ai candidati, il rebus sul successore di Daniel Craig riapre la sfida più delicata: trovare un volto credibile per l’agente segreto più famoso del cinema

James Bond, caccia al nuovo 007: ecco perché il vero nodo adesso è non tradire Ian Fleming

Per l'ambito ruolo di prossimo James Bond continua uno spietato toto-nomi che preoccupa, e non poco, i fan; ancora terrorizzati da un possibile colpo di coda del politicamente corretto che ha avvelenato le produzioni cinematografiche, piegate e prostrate per due lunghi lustri alle decisioni promosse dalle peggiori tendenze woke, anche a dispetto della tenue accoglienza di pubblico, del giudizio della critica e delle sale semi-deserte.

Attualmente si hanno poche certezze. Voci che si smentiscono, settimana dopo settimana, affermano tutto e il contrario di tutto, proprio come nello spionaggio. Di recente una serie di simpatici pesci d’aprile hanno fatto gelare il sangue ai puristi, che leggendo titoli di giornale secondo cui decisioni date per certe avevano consegnato la licenza di uccidere al rapper Darryl Dwayne Granberry Jr o all’attrice irlandese Jessie Buckley, hanno provocato diversi capogiri tra i più âgés; ma all’infuori dei rumor ciò che sappiamo è che il prossimo film della saga verrà diretto da Denis Villeneuve, regista dell’ottimo remake di Dune, il quale si avvarrà della sceneggiatura di Steven Knight, la penna di Peaky Blinders; sappiamo che il controllo di James Bond non è più nelle mani dell’erede della famiglia Broccoli, ma è passato nelle mani di Amazon che ora controlla la MGM, e che, secondo alcune indiscrezioni, il regista abbia già dichiarato di essere sì alla ricerca di un “volto nuovo” per sostituire il dimissionario Daniel Craig nel ruolo dell’agente 007, ma che “James Bond sarà un maschio così come scritto dal suo creatore Ian Fleming” e, particolare non trascurabile, “sarà un attore proveniente dalle isole britanniche”. E questa ci suona come una buona notizia.

Ripercorrendo le poche informazioni lasciateci da Ian Fleming nei suoi romanzi, ci poniamo dunque la domanda: è così difficile trovare un nuovo James Bond che rispetti i canoni stilistici dell'autore? La Smersh ci ha fornito le sue misure in un dossier, le Bond Girls indicazioni sul genere di fascino e una leggera somiglianza con un vecchio cantante statunitense, e Fleming, infine, una descrizione abbastanza accurata del suo volto. Per Hollywood, che non dovrebbe andare a caccia di altri flop di genere per continuare una scaduta lotta dei sessi e delle inclinazioni che ha devastato il grande cinema, non dovrebbe essere troppo difficile. Di attori con determinate caratteristiche ce ne sono tanti. E per questo in molti ci poniamo la domanda: ma è difficile trovare un attore adeguato per questo ruolo cinematografico senza tentare fallibili campagne progressiste dai traguardi incerti?

Nelle brevi descrizioni che Ian Fleming ha inserito nei suoi romanzi, l'agente 007 appare come un uomo dai lineamenti decisi ma non eccezionalmente rari. Nel romanzo Moonraker, la missione che lo vedrà alle prese con il misterioso Hugo von Drax, "Bond sapeva che c'era qualcosa di alieno e non inglese in se stesso. Sapeva di essere un uomo difficile da nascondere", mentre nel celebre Dalla Russia con amore, dove viene citata l'infatuazione tra l'esca Tatiana Romanova, che vorrebbe tradire l'Unione Sovietica e consegnare il decodificatore Lektor all'agente segreto inglese che le ricorda il coraggio del protagonista dell'indimenticabile romanzo Un eroe del nostro tempo di Michail Jur'evič Lermontov, si annota: "Era un viso scuro e ben delineato, con una cicatrice di sette centimetri e mezzo che si mostrava bianca sulla pelle abbronzata della guancia destra. Gli occhi erano grandi e dritti sotto sopracciglia dritte, piuttosto lunghe e nere. I capelli erano neri, divisi a sinistra, e spazzolati con noncuranza in modo che una spessa virgola nera cadesse sul sopracciglio destro. Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c'era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma. Un completo scuro, camicia bianca e cravatta nera a maglia completavano l'immagine."

Mentre il dossier della SMERSH, la divisione della NKVD, il commissariato del popolo per gli affari interni, addetta al controspionaggio che agisce sotto la sigla di “Smert' Špionam”, letteralmente “morte alle spie”, dichiara semplicemente: "Altezza: 183 centimetri, Peso: 76 chilogrammi, Costituzione: corporatura snella, Occhi: blu, Capelli: neri, Caratteristiche distintive: cicatrice sulla guancia destra e sulla spalla sinistra; segni di chirurgia plastica sul dorso della mano destra".

Della vita di Bond, non che possa influire nella scelta, sappiamo che è stato ben istruito, che durante la guerra ha prestato servizio nella Royal Naval Volunteer Reserve, come viene registrato nel suo necrologio scritto da M dopo la presunta morte di Bond nel romanzo Si vive solo due volte. Bond lasciò la scuola nel 1941, all'età di 17 anni e, dichiarando di averne 19, si arruolò nella riserva, poi "entrò in un ramo di quello che successivamente sarebbe diventato il Ministero della Difesa. Per servire la natura confidenziale dei suoi doveri, gli fu conferito il grado di tenente nello Special Branch della riserva della Royal Navy e […] finì la guerra con il grado di Comandante"; tuttavia, l'ottenimento di quel doppio 0 che lo autorizza a uccidere gli viene conferito per eliminare un crittografo giapponese a New York e una spia norvegese che lavorava per i nazisti a Stoccolma. Un tipo di missione che si addice più a un agente dell'MI6 o dell'SOE, lo Special Operations Executive che agiva dietro le linee e che potrebbe averlo condotto, come sappiamo, nelle Ardenne nel 1944.

Il toto-Bond, diventato uno dei giochi preferiti dei giornali, scrivono su Esquire, sta insistendo su una rosa ristretta di candidati che menziona Callum Turner, Jacob Elordi, Aaron Taylor-Johnson, Harris Dickinson e Louis Partridge, che da alcuni viene etichettato come un “bel faccino” e secondo altri sarebbe comunque troppo giovane per vestire i panni dell’agente 007, avendo appena 22 anni, pur potendo garantire una discreta continuità nella saga.

Nei romanzi originali di Ian Fleming, James Bond, che è nato nel 1924, ha circa 35 anni in Casino Royale; in Moonraker, terzo capitolo della saga, ne ha 37 e, secondo il regolamento della Sesta Sezione dell’Intelligence militare, la MI6, mancano 8 anni alla pensione obbligatoria fissata a 45 anni per un agente operativo con il doppio zero. Per farla breve, ci troviamo di fronte a un uomo adulto, un veterano orfano, compassato quanto temprato da una vita pericolosa. Possibile che non si trovi una figura simile? Qualcuno che sia all'altezza di uno Sean Connery senza cadere nel tranello dei tempi moderni che continuano a vivere di operazioni nostalgia per far quadrare i conti in rosso sangue lasciati dai passi falsi che un trend morto ci ha imposto, disseminando di sequel flop e pellicole decisamente dimenticabili gli ultimi 10 anni di cinema?

Qualcuno che, come disse Ian Fleming per bocca della prima

bond girl cui verrà dedicato il celebre cocktail martini, Vesper Lynd, sia "molto attraente”. Qualcuno che ricordi un po' Hoagy Carmichael ma "freddo e spietato”. Qualcuno adatto al ruolo.

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