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Per una volta vince l’opposto del woke

Interessante anche il successo di Pluribus che racconta un mondo distopico in cui un virus rende tutti buoni e tutti omologati e solo chi resta immune all’infezione lotta per mantenere un briciolo di libertà

Per una volta vince l’opposto del woke
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È un po’ cambiata l’aria dei Golden Globe, sia per quanto riguarda i film premiati che per quanto riguarda le serie televisive. A vincere e stravincere le statuette assegnate dalla Hollywood Press Association sono opere che hanno ben poco in comune con la cultura woke. Partiamo dal cinema. Una battaglia dopo l’altra del regista statunitense Paul Thomas Anderson, che ha conquistato quattro riconoscimenti di cui potete leggere nei pezzi di questa pagina. Si tratta di un film tratto da un romanzo di Thomas Pynchon sul tempo, sulla famiglia ma soprattutto sulla disillusione delle rivoluzioni e su tutto il male che portano certe ideologie. Di sicuro niente a che vedere con una narrazione edulcorata anche se virata ad una corrosiva ed allucinata ironia. Passando sul versante di Adolescence , la miniserie più premiata, essa è un lunghissimo piano sequenza sulla crudeltà e sul male che si nascondono tra gli adolescenti. Al di là dell’espediente registico molto riuscito, la forza maggiore di Adolescence , è mostrare con un flusso continuo di dialoghi incredibilmente realistici l’abisso che separa i genitori di oggi dai loro ragazzi. Il tutto senza nessuna inutile giustificazione sociologica. Interessante anche il successo di Pluribus che racconta un mondo distopico in cui un virus rende tutti buoni e tutti omologati e solo chi resta immune all’infezione lotta per mantenere un briciolo di libertà. Insomma in questo caso proprio critica nemmeno velata alla cultura woke. Se poi passiamo alle commedie lo speciale Ricky Gervais: Mortality del comico britannico ha vinto il titolo di Miglior interpretazione in uno stand-up comedy in televisione. Gervais ha fatto della scorrettezza il suo marchio di fabbrica artistico. Gervais ride della morte, dell’identità, della fragilità umana, non propone un’ideologia alternativa.

Propone una cosa oggi rarissima: libertà d’espressione. Non cerca di essere «dalla parte giusta della storia», ma dalla parte della realtà, che è contraddittoria e crudele. Fa piacere che la Hollywood Press Association abbia riscoperto tutte queste cose.

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