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Cinquant'anni di guide per girare il mondo

Iniziò, parlando di editoria moderna, Karl Baedeker (1801-1859). Veniva da una famiglia di tipografi di Essen in Vestfalia

Cinquant'anni di guide per girare il mondo

Iniziò, parlando di editoria moderna, Karl Baedeker (1801-1859). Veniva da una famiglia di tipografi di Essen in Vestfalia. Dopo un lungo apprendistato, tra università e torchi tipografici, fondò nel luglio del 1836, a Coblenza, una casa tipografica. La prima a specializzarsi in guide per il nascente turismo dei ceti medio alti. Tanto che per quasi un secolo il suo cognome, Baedeker, è diventato sinonimo di guida turistica. Baedeker rivoluzionò la letteratura di viaggio e rese i lettori tedeschi indipendenti dalle guide straniere. Le sue guide maneggevoli, con la tipica rilegatura rossa, cambiarono le regole del viaggio: diedero particolare valore alla chiarezza, alla precisione e all'attualità.

Ecco, l'equivalente della rivoluzione Baedeker nell'Ottocento è stata, nel secondo Novecento la rivoluzione Lonely Planet. La Lonely Planet ha appena compiuto cinquant'anni. Infatti Across Asia on the Cheap fu scritto e pubblicato da Tony Wheeler (il fondatore della casa editrice), un ex ingegnere della Chrysler, e da sua moglie Maureen, a Sydney, nell'ormai lontano 1973, dopo un lungo viaggio che dalla Turchia li aveva condotti in Iran, Afghanistan e Pakistan, per poi raggiungere l'India e il Nepal. Scritto con piglio brillante, e punto di vista personale, il volume divenne, in poco tempo, un piccolo best seller in Australia e in tre mesi vendette ottomila copie. Ciò spinse la coppia di viaggiatori a scrivere South-East Asia on a Shoestring (la ormai celebre Yellow Bible), che resta uno dei libri di maggior successo di Lonely Planet. Era arrivata una nuova generazione di guide, pensate per il turismo globale dove non necessariamente chi viaggiava aveva un portafoglio gigantesco, anzi, spesso era giovane e aveva sulle spalle una tenda e un fornello.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: ora la posizione di un ristorante la fornisce la geo-localizzazione del cellulare e, on line, si trovano 50 recensioni del medesimo. E lo stesso vale per un albergo. Però le guide non sono morte. Anzi, l'editore EDT di Torino continua a pubblicare le guide Lonely. Perché gli italiani sono viaggiatori dentro. Siamo stati tra i primi a tradurre queste guide nella nostra lingua e tra i primi a produrre delle edizioni tutte italiane che poi vengono tradotte anche all'estero. Allora abbiamo parlato con Angelo Pittro, Country Manager di Lonely Planet, per capire dove va il futuro delle guide e se questi oggetti sopravviveranno anche in un futuro fatto di cellulari e di intelligenze artificiali.

Da questo punto di vista, Pittro spezza subito una lancia a favore della buona e vecchia guida di carta. «Sono arrivato alla Lonely Planet più di vent'anni fa, proprio per affrontare la digitalizzazione - ci dice - e dopo vent'anni le guide di carta sono ancora qui. Non finiscono mai la batteria. Sono resistenti ci si affeziona a loro. Poi, per carità usando quelle digitali si possono comprare anche singoli capitoli. Se uno fa un viaggio lungo passando per più Paesi è comodo. Non puoi viaggiare con dieci guide nello zaino o in valigia. Diciamo che i due livelli si compenetrano. In più ormai gestiamo una serie di spazi social in cui pubblichiamo articoli che siano una sorta di accompagnamento al viaggio, è diventato importante creare una comunità attorno al prodotto che si fornisce. Da questo punto di vista abbiamo sperimentato con successo anche i podcast. Ad esempio siamo partner di Radio Capital e raccontiamo il viaggio in diretta. Lo scopo alla fine resta sempre lo stesso con qualunque mezzo utilizzi, rendere il più possibile autonomo chi viaggia. Se lo fai apprezza e si fidelizza. Tra le altre cose organizziamo anche un festival estivo a tema viaggio l'UlisseFest, sempre per creare una comunità».

Ma se la guida è viva è anche perché ha cambiato forma, anche se in modo sottile. «Una volta la questione centrale della guida era la completezza. Doveva esserci tutto, date, orari, indirizzi. Il viaggiatore aveva quella e fine. Ora la questione determinante è la selezione dei luoghi e delle informazioni. Il viaggiatore trova tutto in rete ma vuole che la guida sfoltisca quella massa enorme di dati. Vuole un selettore competente che gli segnali quello che vale davvero la pena. Quindi è proprio un cambio di prospettiva che rende ancora più importante la scelta del giusto scrittore per la guida».

E così la guida di viaggio finisce per essere un prodotto editoriale per niente facile. Va rinnovata spesso, richiede molto tempo per la sua stesura e in molti casi necessita di più di un autore. Spiega di nuovo Pittro: «Per fare una guida serve circa un anno dal momento in cui si decide la sua realizzazione al momento in cui arriva in libreria. C'è un lungo lavoro editoriale di ricerca prima, chi va sul campo ha bisogno di un lavoro d'appoggio a precedere. Poi non è inusuale che servano almeno due autori perché, magari, uno ha grandi competenze dal punto di vista dell'arte e della cultura ma non è il più indicato per raccontare il campeggio e l'outdoor e, quindi, è meglio affiancare due persone. Poi per determinati Paesi o regioni, che hanno marcate stagionalità turistiche, bisogna ritornare in più momenti dell'anno. Non esce una buona guida altrimenti. Se poi si conta l'editing e il lavoro redazionale i tempi sono quelli. E poi, ogni due o tre anni, è bene rifare la guida. I tempi non sono uguali per tutti i Paesi o i territori. Diciamo che il Butan cambia meno in fretta di New York...». Se a questo punto vi state chiedendo, è quasi inevitabile farlo, se vi piacerebbe essere tra gli happy few che girano il mondo per scrivere guide: non è così roseo come sembra.

«Chi scrive guide deve avere un profilo molto articolato. È un lavoro vero, che mentre si è via dura dall'alba al tramonto. Anche a causa delle tempistiche di cui parlavamo prima. Ovviamente all'editore piacerebbe un autore onnisciente che copra dal museo alla discoteca. E in più rispetto allo sforzo ricordiamoci sempre che quanto può pagare il mondo editoriale è relativamente poco. Si concorda da guida a guida a partire anche dai costi che si devono sostenere durante il viaggio e vanno rimborsati. E durante il viaggio poi chi è sul campo deve tarare tutto con un costante contatto con la redazione... Davvero non è una cosa da tutti fare bene questo mestiere».

Del resto anche la scelta di tradurre le guide da una lingua all'altra è meno semplice di come possa sembrare. «Anche adattare una guida non è una questione semplice. Vanno cambiate tutte le indicazioni sulla documentazione, i riferimenti per le emergenze. E poi il viaggiatore si porta sempre dietro il suo bagaglio culturale e quello di un australiano non necessariamente è uguale a quello di un italiano. Quindi anche su prodotti già fatti è sempre necessario un adattamento. Tra i best seller italiani poi adattati all'estero c'è ad esempio la guida dell'Albania».

Viene allora da domandarsi se la guida di viaggio vivrà a lungo. Secondo Pittro hanno già affrontato tutte le sfide che dovevano affrontare a partire dal 2001. Ci spiega: «Prima è arrivato il terrorismo internazionale a partire dall'attentato alle Torri gemelle. E quello ha compromesso gli spostamenti verso certe mete. Poi l'impatto terrificante della pandemia di Covid ad un certo punto è sembrato in grado di scardinare tutto il mercato del turismo e anche delle guide. C'è stato un momento in cui seriamente ho pensato che non ci saremmo più ripresi. Al momento attuale invece il mercato è tornato a recuperare in pieno eguagliando o superando i livelli pre Covid. E questo al netto del conflitto in Ucraina che ovviamente rende meno appetibili un certo numero di mete. Quindi a questo punto mi sento di dire che la voglia di viaggiare e le guide che servono per farlo sopravvivono a tutto».

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