Cinquina Scelti i film per l’Oscar «Baarìa» di Tornatore favorito

Sulla carta, si direbbe una passeggiata per Baarìa. Chi meglio di Giuseppe Tornatore, col suo fantasioso kolossal siciliano da 25 milioni di euro che esce domani in 500 copie, per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar alla voce miglior film straniero (cioè in lingua non inglese)?
Martedì prossimo si riunisce all’Anica il comitato ristretto - 15 membri, tra artisti, produttori e critici - al quale spetta il compito di designare il film italiano da proporre all’Academy Awards entro il 1° ottobre tra i cinque presentati dai rispettivi produttori, e cioè: Baarìa di Tornatore, Il grande sogno di Michele Placido, Vincere di Marco Bellocchio, Fortàpasc di Marco Risi, Si può fare di Giulio Manfredonia. Baarìa ha tutte le carte in regola. Dopo la calda accoglienza a Toronto, si sono fatti sotto in parecchi con Medusa per distribuirlo negli Usa. Ma anche Vincere ha i suoi sostenitori. E dunque: Baarìa o Vincere? Non sarà una scelta facile, tenendo conto che c’è da designare non il film più bello ma il più giusto per affacciarsi a quel banchetto. E Tornatore è Tornatore. Già oscarizzato per Nuovo cinema Paradiso, il cineasta di Bagheria gode di notevole stima oltreoceano. Nel 2007 La sconosciuta, pure designato, non conquistò la nomination; ma Baarìa è film più classico nel suo andamento di affresco storico, tra amore e politica, anche più divertente e intonato a una certa idea dell’Italia cara a zio Oscar.

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