da Roma
Non appena le agenzie di stampa hanno cominciato a diffondere la notizia dello stupro della studentessa africana nella stazione ferroviaria della Storta, a Roma, Walter Veltroni, Francesco Rutelli e numerosi altri esponenti della sinistra hanno subito cercato di mettere le mani avanti: «Nessuno strumentalizzi questo episodio a scopi politici». Anche stavolta, come nel caso di Giovanna Reggiani - la donna aggredita e uccisa nellottobre del 2007 - laggressore è un romeno. Anche stavolta laggressione è avvenuta nei pressi di una stazione ferroviaria. Anche stavolta vicino alla stazione cè una baraccopoli nella quale abitava laggressore.
A una settimana dal ballottaggio che potrebbe segnare una svolta storica per Roma, la paura fa novanta. A tremare non sono solo i romani, che pure si sentono indifesi di fronte alla criminalità e alla prepotenza di migliaia di nomadi e stranieri clandestini. A tremare è soprattutto Francesco Rutelli che teme di non farcela ed è sempre più nervoso perché la nuova esplosione di violenza è, di fatto, un ulteriore atto di accusa al lassismo delle amministrazioni comunali che da più di quindici anni governano la capitale, comprese quelle da lui stesso guidate.
A Roma, negli ultimi sei mesi non è cambiato nulla, nonostante le promesse che il governo Prodi e la giunta Veltroni erano stati costretti a fare sotto lincalzare di una serie di episodi di violenza bestiale, tutti compiuti da immigrati romeni: dallomicidio di Luigi Moriccioli (ucciso a bastonate a scopo di rapina mentre percorreva in bici la pista ciclabile a Tor di Valle), alluccisione di Vanessa Russo (la ventenne colpita con la punta dellombrello in un occhio nella metropolitana alla stazione Termini), allassassinio di Giovanna Reggiani (rapinata e violentata a Tor di Quinto), alle imprese della cosiddetta «Arancia meccanica», una banda di quattro romeni che per mesi ha seminato il terrore in diversi quartieri romani compiendo stupri, rapine e violenze di ogni genere.
Il tanto atteso decreto sulla sicurezza, svuotato di ogni significato grazie ai ricatti e ai veti della sinistra radicale, non è stato sufficiente a risolvere lemergenza: i fatti di questi giorni lo dimostrano a chiare lettere. Ma allombra dei Sette colli la situazione è ancora più difficile. Se non fosse per la sua drammaticità, lo stupro alla Storta rasenterebbe il ridicolo. Eccone spiegato il perché. Il 22 febbraio scorso lallora sindaco Walter Veltroni spedì il suo assessore alla sicurezza Touadì (ora eletto deputato dellIdv), il suo capo di gabinetto Meschino, il suo assessore alla mobilità Calamante e il presidente dellAtac Vento in prefettura per firmare il «Protocollo dintesa sulla sicurezza integrata». Il piano prevedeva la messa in sicurezza di 136 siti - tra fermate del metrò, stazioni ferroviarie e parcheggi di scambio - considerati pericolosi. Ma per 25 di questi posti (compresa la stazione ferroviaria della Storta) il protocollo prevedeva la priorità assoluta: telecamere, colonnine Sos e potenziamento dellilluminazione pubblica dovevano essere operativi prioritariamente e comunque entro giugno 2008 per complessivi 6, 2 milioni di euro di spesa.
È vero che non siamo ancora a giugno, ma alla Storta, dei promessi sistemi di videosorveglianza non cè traccia; idem per le colonnine e lilluminazione. Il candidato sindaco del Pd, fiutata laria, si è affrettato a dilungare un po i tempi stabiliti dal protocollo. E quindi - ha spiegato Rutelli - «sono in corso le procedure per lappalto per i lavori di illuminazione e installazione del sistema di videosorveglianza. La gara per la stazione della Storta si dovrebbe chiudere entro giugno e i lavori partire a settembre».
Ma il tentativo di rifugiarsi in calcio dangolo, nel caso specifico, non può far dimenticare ai romani le altre promesse non mantenute. «Sgombereremo il campo nomadi Casilino 900» aveva annunciato un mese fa Rutelli, ma poi era stato redarguito dai suoi alleati della Sinistra arcobaleno e costretto a fare marcia indietro. Sullonda del caso Reggiani furono «bonificate» alcune baraccopoli. Con tanto di telecamere al seguito, in un giorno il Comune smantellò gli accampamenti. Poche settimane dopo sono rispuntate come funghi a poche centinaia di metri di distanza.
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