Il tema casa continua a essere uno dei punti più sensibili del bilancio familiare: l’affitto è una spesa che arriva puntuale ogni mese e lascia poco spazio di manovra quando i redditi non crescono allo stesso ritmo. Per questo il sostegno alla locazione viene costruito su più binari, ciascuno rivolto a una platea diversa: una misura nuova per genitori separati o divorziati che ripartono senza l’abitazione familiare, la detrazione confermata per i giovani con redditi contenuti e un incentivo legato alla mobilità dei lavoratori dipendenti che si trasferiscono per lavoro, con erogazione tramite datore di lavoro.
Fondo nazionale per genitori separati o divorziati
La misura prevede un fondo nazionale da 20 milioni di euro l’anno, previsto dal 2026, dedicato ai genitori separati o divorziati che non hanno mantenuto la casa familiare. Il requisito chiave è la presenza di figli fiscalmente a carico fino a 21 anni. L’idea di fondo è intervenire in un momento in cui la separazione può diventare anche un “trauma abitativo”, perché costringe a trovare un nuovo alloggio e a sostenere un canone aggiuntivo in una fase già delicata sul piano economico.
Bonus affitto giovani
Per i giovani resta in campo la detrazione Irpef pari al 20% del canone, con un massimo di 2.000 euro. Vale per chi ha tra 20 e 31 anni non compiuti, reddito entro 15.493,71 euro e un contratto di locazione registrato per un’abitazione diversa da quella dei genitori. La durata è limitata: fino a quattro anni consecutivi, purché i requisiti vengano mantenuti. È un sostegno utile soprattutto per chi sta nelle fasce di reddito più basse, mentre resta fuori una parte di giovani lavoratori che, pur pagando affitti elevati, superano di poco la soglia.
Trasferimenti per lavoro
Sul versante lavoro, la misura si rivolge ai dipendenti neoassunti nel 2025 che devono trasferire la residenza per motivi lavorativi in un Comune distante almeno 100 chilometri da quello di provenienza. Il meccanismo è diverso: il datore di lavoro può riconoscere un rimborso esentasse fino a 5.000 euro l’anno, per un massimo di due anni, a copertura del canone dell’abitazione principale e di alcune spese di manutenzione. In questo caso non serve l’Isee familiare ma viene considerato il reddito individuale, con limite fissato a 35.000 euro annui.
Restano i fringe benefit “standard”
C’è però una linea di demarcazione netta: l’agevolazione fino a 5.000 euro non vale per chi viene assunto nel 2026. In quel caso si rientra nelle soglie generali dei fringe benefit previste per il triennio 2025-2027, con esenzione fiscale pari a 1.
000 euro per tutti i dipendenti, che sale a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. In pratica, la spinta più forte è concentrata sui neoassunti 2025, mentre dal 2026 il sostegno torna su livelli più “ordinari” e meno generosi.