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Occhio ai costi: ecco cosa accade ai conti correnti storici

Ad essere sempre svantaggiati sono i correntisti di vecchia data, che pagano di più: l'allarme viene lanciato da Adiconsum

Occhio ai costi, ecco cosa accade ai conti correnti storici

Il rialzo dei tassi di interesse nell'Eurozona non sta sortendo alcun effetto a livello remunerativo per quanto concerne i conti correnti aperti nel nostro Paese.

Ma qual'è nello specifico il trend che si registra in Italia? Stando al più recente report effettuato da Abi, a ottobre il tasso medio praticato su conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito è stato dello 0,37% (contro lo 0,34% di settembre). Al contempo si è registrato un evidente arresto del dato relativo alla crescita dei depositi.

La situazione

Nei depositi dei contribuenti italiani, lo scorso mese, risultavano serbati circa 1,835 miliardi di euro: un numero che si è praticamente arrestato se si effettua un raffronto su base annua (+ 0,1%). È la prima volta che si registra una tendenza del genere negli ultimi 12 mesi, tenendo presente che il picco era stato raggiunto a luglio (1.873 miliardi di euro). Pur essendo ben al di sopra dei dati registrati a ottobre 2019 (1.565 miliardi di euro) si iniziano a vedere i primi segnali di un'inversione di tendenza, dovuta presumibilmente alle conseguenze dell'inflazione, che inizia a erodere i risparmi degli italiani.

Oltre, come accennato, allo scarso rendimento dei conti correnti, peraltro, c'è da registrare un ulteriore incremento dei costi di gestione degli stessi, specie di quelli di tipo tradizionale. Banca d'Italia ha evidenziato, ancora una volta, l'impennata delle spese annue, e non ha mancato di sottolineare la diffusione dell'ormai consueto fenomeno di penalizzazione dei correntisti più fedeli. In sostanza più tempo è aperto un conto corrente e più i costi di gestione di questo lievitano. Chi ha un deposito aperto da oltre 10 anni, stima Il Sole 24 Ore, deve sborsare mediamente 113 euro, contro i soli 64 addebitati a un nuovo cliente.

L'allarme

Non è la prima volta che una segnalazione del genere viene fatta da Banca d'Italia. "Sui conti correnti emerge questo fenomeno increscioso per cui i clienti più fedeli alla banca sono più penalizzati in termini di costi rispetto ai nuovi clienti", lamenta il responsabile nazionale credito Adiconsum Carlo Piarulli."Capisco che le banche devono trovare sempre nuove modalità per essere più attrattive, ma alla fine quello che emerge è un turnover della solita clientela che gira tra gli istituti". Ad aggravare tale fenomeno, inoltre, c'è il fatto che raramente un utente sceglie di cambiare gestore: 8 italiani su 10 non si sono mossi dalla propria banca negli ultimi 5 anni.

Come difendersi

Cosa suggerisce, quindi Adiconsum per tutelarsi da suddetto fenomeno? Innanzitutto di verificare costantemente gli oneri che gravano sui conti. "Se notano costi anomali o aumenti insostenibili è sempre importante rivolgersi al proprio sportello e chiedere una ricontrattazione delle proprie condizioni, soprattutto se il cliente ha un rapporto di lunga durata e i costi sono sproporzionati rispetto alla nuova clientela", suggerisce Carlo Piarulli.

Nel caso in cui le condizioni siano svantaggiose è bene cambiare banca: il passaggio deve avvenire obbligatoriamente entro 12 giorni dalla richiesta. "È bene che i consumatori siano dinamici su questo fronte e che le banche si attrezzino con offerte più competitive per non perdere la clientela", conclude l'esponente di Adiconsum.

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