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Fisco, ecco quali operazioni sul conto corrente possono far scattare i controlli

Dai sospetti bonifici tra coniugi fino ad arrivare ai movimenti periodici ricorrenti, cosa attira l'attenzione

Fisco, ecco quali operazioni sul conto corrente possono far scattare i controlli
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Dal momento che ogni movimento di denaro in ingresso sul nostro conto corrente viene considerato reddito imponibile, a meno che non sia il contribuente in caso di contenzioso a documentare il contrario, assumendosi l'onere di fornire le prove a sua discolpa, è bene essere consapevoli: alcune specifiche operazioni possono attirare l'attenzione del Fisco, alla costante ricerca di indizi in grado di rivelare possibili casi di evasione fiscale. Quando, quindi, si rischia di allertare l'Agenzia delle Entrate?

Movimenti sospetti di contanti

Se si parla di contanti, la prima cosa che viene in mente è il tetto dei 5mila euro. In vigore dal 1° gennaio 2023 e confermata per il 2024-2026, questa norma anti evasione sancisce il limite massimo legale per il trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi nel nostro Paese: aldilà dei 4.999 euro è infatti obbligatorio utilizzare strumenti di pagamento tracciabili.

Pur non prevedendo le norme vigenti alcun tetto ai contanti che si possono versare o prelevare sul nostro conto corrente, è possibile che la banca decida comunque di far luce sull'origine o la destinazione dei fondi nel caso in cui la soglia venga superata, per cui se si parla di cifre importanti. Non è inusuale neppure che destino sospetto anche i reiterari prelievi di piccole somme di denaro contante: il timore è che con esso il correntista paghi prestazioni professionali in nero.

Nonostante che nessuna legge imponga al contribuente di motivare questi movimenti, qualora il proprio istituto di credito chieda lumi, è consigliabile mettersi a disposizione e rispondere in modo rapido ed esaustivo: in caso contrario le operazioni sospette potrebbero essere segnalate all'Unità d'informazione finanziaria (UIF), per poi giungere sul tavolo degli operatori dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di finanza.

Conto fermo

Non sono solo i prelievi consistenti o ricorrenti ad allertare il Fisco: anche un conto corrente inattivo in uscita desta sospetti di evasione fiscale. Nel caso in cui il contribuente riceva lo stipendio o la pensione sul proprio deposito senza mai prelevare denaro o effettuare pagamenti con la carta, il sospetto è quello che il cittadino provveda alle sue spese con altre entrate non dichiarate al Fisco. In casi del genere, il correntista avrà l'onere di dimostrare con documentazione completa ed esaustiva in che modo sostiene le spese necessarie alla sua sopravvivenza e quotidianità.

Occhio all’estero

Un occhio di riguardo il Fisco lo ha in particolar modo per i movimenti di denaro da o verso l'estero: il primo allarme, in questi casi, viene lanciato dalla banca direttamente all'UIF. Ovviamente il correntista resterà all'oscuro, almeno fino al momento in cui l'esito delle verifiche non dovesse essere per lui infausto e fosse chiamato a dover documentare l'origine o la destinazione di suddetti fondi.

Bonifici da privati

Ricevere bonifici da privati, al di fuori dei propri compensi accertati di natura professionale/lavorativa inseriti in dichiarazione, può diventare un altro campanello d'allarme, specie se si tratta di situazioni ricorrenti. Per scongiurare il rischio che nasca il sospetto di evasione fiscale, il consiglio migliore è quello di motivare con dovizia di dettagli l'origine del versamento e di conservare tutta la documentazione in caso di verifiche del Fisco. Gli unici casi in cui l'incasso non è considerato reddito imponibile sono le vendite di beni usati, le vincite al gioco con ritenuta alla fonte, le donazioni da parenti, i rimborsi spese o i risarcimenti: essendo l'onere della prova a carico del contribuente in caso di indagini, meglio non buttare le prove di questi incassi.

Movimenti tra coniugi

Anche gli spostamenti di somme di denaro dal conto del marito a quello della moglie o viceversa, specie se molto frequenti o relativi a cifre importanti, possono destare qualche sospetto, a maggior ragione se uno dei coniugi non ha reddito proprio ma conserva sul deposito grandi quantità di denaro. Il sospetto è che il conto del coniuge senza reddito possa essere usato per depositare incassi in nero dell'altro consorte, per cui anche in questo caso è sempre meglio conservare tutta la documentazione.

Bonifici periodici o ripetuti

L'Agenzia delle Entrate potrebbe sospettare l'esistenza di redditi derivanti da lavoro in nero

anche qualora il correntista incassasse bonifici periodici o troppo frequenti al di fuori di quelli dichiarati o giustificati, come pensioni o stipendi: anche in casi del genere può quindi scattare un accertamento fiscale.

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