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Assegno di inclusione, in arrivo i primi versamenti di gennaio

Giovedì sarà versato il primo Assegno di inclusione (ADI) relativo a gennaio. Il pagamento della mensilità relativa a febbraio sarà effettuata il 27 febbraio e così via per i mesi successivi

Assegno di inclusione, in arrivo i primi versamenti di gennaio

Giovedì 15 febbraio saranno poste in pagamento le domande per l’Assegno di inclusione (ADI) presentate entro fine gennaio, purché abbiano superato i controlli. Il pagamento della seconda mensilità (quella relativa al mese di febbraio) per tale contingente sarà effettuata il 27 febbraio e così via per i mesi successivi. Questa tempistica è un’eccezione relativa solo alla fase di prima applicazione del beneficio, che normalmente decorre dal mese successivo a quello di sottoscrizione del Patto di attivazione digitale del nucleo familiare (PAD) all’esito positivo dell’istruttoria. Per chi ha invece fatto domanda entro gennaio 2024 la mensilità decorre dal mese stesso in cui è stata fatta la domanda di ADI. Il beneficio è erogato, mensilmente, sulla carta di pagamento elettronica (Carta di inclusione o Carta ADI) per un periodo continuativo non superiore a diciotto mesi e può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per periodi ulteriori di dodici mesi. Allo scadere dei periodi di rinnovo di dodici mesi è prevista, sempre, la sospensione di un mese.

I PRIMI PAGAMENTI

I primi pagamenti dell’ADI - la nuova misura di sostegno sociale definita dal Governo ed erogata dall’Inps - sono stati liquidati a fine gennaio (il giorno 26, poiché il 27 era sabato), per un valore medio di 645 euro. I primi pagamenti hanno riguardato le domande presentate a partire dal 18 dicembre fino ai primi di gennaio, un periodo nel quale si sono concentrate le festività natalizie, quindi bisognerà per ADI attendere che la misura arrivi “a regime” ma soprattutto perché “si stanno tentando confronti tra numeri che riguardano periodi storici e quindi contesti economico-sociali diversi”.
Le prime erogazioni hanno riguardato 287mila famiglie: delle prime 418mila richieste arrivate entro i primi giorni di gennaio, complete di Patto di attivazione digitale, e già sottoposte a controlli preventivi; poco più di un quarto (117.461) sono state “respinte per mancanza di requisiti”: il motivo, ha spiegato l’Inps, è stato soprattutto “l’esito negativo sopra soglia sulla DSU, Dichiarazione sostitutiva unica, il superamento delle
soglie di reddito e "omessa dichiarazione" attività lavorativa”.

I REQUISITI RICHIESTI

Per poter accedere alla prestazione la domanda deve essere proposta da un soggetto che abbia una serie di requisiti (per il dettaglio si consiglia di vedere sul sito Inps) che sostanzialmente sono i seguenti:
Residenza - Il richiedente, al momento della presentazione della domanda, deve essere residente in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Il requisito della residenza al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio è esteso ai componenti del nucleo familiare beneficiari della misura
Cittadinanza - Il richiedente deve essere cittadino italiano (o suo familiare) o di un altro Paese Ue, oppure titolare di permesso di soggiorno Ue, oppure titolare dello status di protezione internazionale o di apolide
Requisiti economici - Il richiedente deve poter produrre un ISEE in corso di validità di un valore non superiore ad euro 9.360; e non deve avere un patrimonio immobiliare (diverso dalla casa di abitazione) non superiore a 150mila euro; non deve possedere autoveicoli di cilindrata superiore a
1600 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati per la prima volta nei 36 mesi antecedenti la richiesta, esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale per le persone con disabilità
Altri requisiti - Il richiedente non deve essere sottoposto a misura cautelare personale, o misura di prevenzione, e non avere sentenze definitive di condanna o adottate ai sensi dell’art. 444 c.p.p., intervenute nei dieci anni precedenti la richiesta

DOPO IL REDDITO DI CITTADINANZA

L’ADI è la prestazione che ha, in qualche modo, sostituito il Reddito di cittadinanza (RDC), che peraltro è stato erogato nel passato senza verifiche e controlli. Come ha chiarito il Commissario straordinario dell’Inps. Micaela Gelera, “le nuove misure non nascono come sostitutive del Reddito di cittadinanza, ma per avviare un nuovo percorso con un approccio complessivo alle necessità di una parte della popolazione”. Dietro queste due misure c’è un progetto per l’inclusione sociale e lavorativa che è la piattaforma SIISL (Supporto Informatico per l’Inclusione Sociale e Lavorativa). “La piattaforma - ha spiegato Gelera - mette in rete, cittadini, famiglie, servizi sociali, regioni, centri per l’impiego, ministero del lavoro, enti locali, Anpal e soggetti privati quali Enti formatori e Agenzie per il lavoro, favorendo un interscambio di informazioni; attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale
saremo in grado di processare le informazioni presenti per consentire al decisore politico di attuare misure finalizzate a ridurre il miss match tra domanda e offerte di lavoro, soprattutto andando a verificare le situazioni nelle quali esistono distanze logistiche, gap formativi, scarse proposte di lavoro”.

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