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Prestito con bonifico tra parenti: per la restituzione non basta la ricevuta

Se il congiunto che ha promesso di rendere la cifra ottenuta si tira indietro, s’innesca un meccanismo che prevede l’onere della prova per il creditore

Prestito con bonifico tra parenti: per la restituzione non basta la ricevuta
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Cosa accade nel caso in cui un cittadino trasferisce tramite bonifico una somma di denaro in prestito a un parente in difficoltà economiche con la promessa di ottenere la restituzione della quota e quest’ultimo alla fine viene meno al suo impegno? È sufficiente la ricevuta come prova per avere indietro la cifra pattuita?

Quando si parla di vincoli di parentela la situazione diventa un po’ più complessa, dal momento che c’è una sottile ma non trascurabile linea di demarcazione tra prestito in senso stretto e solidarietà familiare, per la quale può decadere il vincolo del rimborso. Secondo il principio sancito nell’articolo 2740 del Codice Civile, "Responsabilità patrimoniale”, il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri, costituendo la cosiddetta "garanzia generica" a tutela del creditore. Per quanto da ciò si possa evincere che un debito sia da ritenere tale in ogni ambito, tuttavia, nella giurisprudenza subentra il principio di solidarietà familiare, per il quale eventuali spese o somme elargite tra congiunti si presumono spesso liberalità (regali) o aiuti volti a sostenere le esigenze della famiglia, e non prestiti. Pertanto, non c'è obbligo di restituzione se non si prova il contrario: in mancanza di prove concrete di un accordo il giudice valuta l’esborso come regalo.

Al fine di confutare l'ipotesi di una liberalità e recuperare le somme versate, grava sul creditore l'onere di provare la sussistenza di un vincolo contrattuale di mutuo. La semplice qualificazione del versamento come “prestito” è insufficiente: serve la prova che l'obbligo di restituzione fosse parte integrante dell'accordo originario. E in tutto ciò l’onere della prova spetta quindi, come sancito dalla Cassazione, a chi ha elargito la somma contestata.

Ma cosa può essere utile ai fini della restituzione del prestito? Posto che la ricevuta del bonifico è insufficiente, aiutano a recuperare il credito prove concrete, come messaggi in cui si tocca il tema della natura del prestito o in cui il ricevente ammette il proprio debito, tracce scritte di un piano di restituzione o eventuali testimonianze che possano far luce sull’esistenza di un accordo di rimborso.

Ovviamente se il creditore avanza le sue pretese, la controparte deve attivarsi: per contrastare una domanda di restituzione, deve infatti provare l'esistenza di una causa lecita che giustifichi il trattenimento di tali somme, ovvero che si tratti di una donazione in senso stretto oppure di un’elargizione a copertura dei suoi doveri familiari (ciò che può accadere durante una separazione conflittuale, per la quale sono richieste prove ancora più concrete).

In situazioni così controverse, in sostanza, a determinare che una somma possa o meno essere restituita al creditore intervengono le prove e la documentazione a supporto dell’accordo di rimborso.

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