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Risparmi e operazioni bancarie: quali importi sul tuo conto corrente attirano l'attenzione del Fisco

Ci sono delle cifre-limite di cui tenere conto per comprendere l’origine di determinate verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate

Risparmi e operazioni bancarie: quali importi sul tuo conto corrente attirano l'attenzione del Fisco
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Attraverso l’incrocio automatizzato dei dati presenti nell’Archivio dei rapporti con operatori finanziari, parte fondamentale dell’Anagrafe Tributaria, le autorità fiscali esercitano oggi una vigilanza costante sui nostri conti correnti. È fondamentale prestare attenzione alle giacenze medie, dal momento che il superamento di determinate soglie non solo genera dei costi di gestione fiscale, ma può innescare accertamenti circa la congruità tra il patrimonio accumulato e la capacità contributiva derivante da quanto inserito in dichiarazione.

Un primo limite è quello rappresentato dai 5mila euro: superare questa cifra sul conto corrente nel nostro Paese comporta principalmente implicazioni di natura fiscale, in particolare il pagamento di una tassa automatica, e una maggiore esposizione ai controlli anti-riciclaggio. Qualora la giacenza media, quindi l’importo medio ottenibile sommando i saldi giornalieri e dividendo per il numero dei giorni del periodo in esame, varchi tale soglia, scatta automaticamente l'imposta di bollo: si parla, per la precisione di 34,20 euro all'anno per le persone fisiche, mentre per imprese e società di 100 euro annuali, che vengono trattenute comunque a prescindere dalla giacenza. È la banca stessa a occuparsi di addebitare la cifra automaticamente alla chiusura del rendiconto (annuale, trimestrale o mensile).

Seconda soglia da conoscere per evitare di finire nel mirino del Fisco è quella dei 10mila euro: movimentare somme superiori a tale cifra sul proprio conto corrente non è illegale, ma comporta obblighi di tracciamento e monitoraggio da parte degli istituti di credito, in ottemperanza alle normative antiriciclaggio.

La banca è obbligata per legge a segnalare all'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) presso la Banca d'Italia tutte le operazioni (prelievi, versamenti, bonifici) che superano i 10mila euro nel corso di un mese, anche se frazionate. Qualora si tratti di movimentazioni non congrue al profilo economico consueto del cliente perché sproporzionate, a ciò può seguire una "Segnalazione di Operazione Sospetta" (SOS).

La banca, che può bloccare temporaneamente le operazioni o il conto stesso finché la posizione non viene chiarita, è autorizzata a questo punto a contattare il correntista per chiedere di giustificare la provenienza o la destinazione dei fondi, e nel caso in cui tali spiegazioni non siano ritenute soddisfacenti o congrue, scatta un accertamento fiscale con presunzione di evasione.

Normalmente, la sanzione per versamenti non giustificati è altissima (dal 90% al 180% dell'imposta evasa), anche se con l'adesione ci si può accordare col Fisco per evitare il tribunale, pagando multe più ridotte, spesso 1/3 del minimo.

Accettando la contestazione e pagando in modo "agevolato", spesso con rateizzazione, la sanzione si riduce drasticamente, ma resta comunque un costo significativo, senza considerare il fatto che andranno versate anche l’Irpef e le altre imposte che si sarebbero dovute pagare su quella cifra fin dall’inizio, nonché ovviamente gli interessi di mora, calcolati dal giorno nel quale si sarebbero dovute versare le imposte fino a quello in cui vengono pagate effettivamente.

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