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Rivolta contro la carne sintetica: raccolta firme per salvare la bistecca

La battaglia contro i cibi sintetici parte da Firenze e dalla Toscana intera

Rivolta contro la carne sintetica: raccolta firme per salvare la bistecca

La Toscana è la prima regione a dichiarare guerra alla carne sintetica e più in genere al cibo sintetico. Un braccio di ferro che parte con la raccolta firme indetta da Coldiretti per contrastare quelli che senza giri di parole vengono definiti "cibi Frankenstein".

La battagliea legale

"A inizio 2023 potrebbero essere introdotte a livello Ue le prime richieste di autorizzazione all'immissione in commercio che coinvolgono Efsa e Commissione Ue", rivela a La Nazione il presidente di Coldiretti per Firenze e Prato Roberto Nocentini, "mentre entro il primo semestre 2023 è possibile che negli Usa arrivino i primi prodotti sintetici".

Vale a dire "alimenti", se così si vogliono definire, prodotti in toto all'interno di un laboratorio, ovvero "creati a partire dalle cellule staminali che, dopo essere state prelevate da feti, vengono fatte crescere artificialmente". Le cellule vengono quindi allevate e poi plasmate ad hoc: un lavoro che prevede anche l'utilizzo di stampanti 3D.

Non solo latte e carne, spiega Nocentini: "La prospettiva è arrivare a breve a produrre in laboratorio molto altro". La sacralità del cibo è il primo comandamento sia per gli allevatori che per gli agricoltori, anche per le ripercussioni economiche a cui una strada del genere può portare. "Se si smetterà di allevare e coltivare per produrre cibo, le campagne verranno abbandonate". "Da parte nostra ci opporremo in tutti i modi all'idea di una legge europea", promette il presidente, "ma lotteremo anche per far smettere di produrre cibo in fabbrica. Non sappiamo neppure quale possa essere l'0impatto di queste industrie sull'ambiente, né l'effetto di tali prodotti sull'organismo".

Raccolta firme

All'iniziativa hanno aderito, tra gli altri, il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, il vice presidente e assessore all'agroalimentare Stefania Saccardi e il presidente della Camera di commercio di Firenze, Leonardo Bassilichi, oltre a numerosi tra sindaci e parlamentari.

Un settore, quello della carne e dei cibi sintetici che fa gola a tanti e su cui numerosi individui che si definiscono filantropi hanno investito denaro e risorse, come il fondatore di Microsoft Bill Gates, il cofondatore di Google Eric Schmidt, il cofondatore di Paypal Peter Thiel , il fondatore di Netscape Marc Andreessen, o il co-fondatore di Ya-hoo! Jerry Yang. "Nel settore della carne artificiale, solo nel 2020, sono stati investiti 366 milioni di dollari, con una crescita del 6000% in 5 anni", precisa Nocentini.

I primi a partire in Europa saranno probabilmente i danesi di Remik, pronti a iniziare la produzione di latte sintetico creato senza mucche. La carne in provetta, al contrario di ciò che gli ambientalisti potrebbero pensare, non preserva gli animali in quanto viene prodotta artificialmente dai feti delle mucche, non aiuta l'ambiente perché consuma più acqua ed energia degli allevamenti tradizionali e non tutela la salute, "perché non c'è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare".

I macellai

Il prodotto sintetico stampato in 3D non deve neppure essere definito "carne". Per uno dei fondatori dell'Accademia della Fiorentina Vasco Tacconi si tratta di una frode commerciale."È irrazionale pensare di sostituire un'alimentazione iniziata con la nascita stessa dell'umanità", dichiara al Quotidiano Nazionale, "occorre essere onesti con i consumatori e chiamare le cose per quello che sono: proteine forse, sicuramente non carne".

"Il fatto che vengano definiti “carne“ o “latte“ è assurdo", rincara la dose il collega Luca Meoni. "Si rischia che moltissime persone non riescano neppure a capire cosa mangiano, che si trovino davanti dei prodotti difficili da identificare. Siamo di fronte alla produzione di veri e propri surrogati che potrebbero mettere in ginocchio un intero settore economico a vantaggio di poche multinazionali". Il rischio è che tutto il comparto sia messo in ginocchio

"Siamo

assolutamente contrari all'0idea di usare prodotti del genere", dichiara il titolare del ristorante Giglio Rosso Angelo Mari. "Finché farò ristorazione non metterò mai nel menù niente di simile".

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