Dalla clausura pregano per «salvare» la tv. Che non vedono

Ma chi l’ha detto che per giudicare la tv bisogna vederla? «La televisione si fa, ma non si guarda», amava laicamente dire quel genio di Gianfranco Funari, usando una delle sue (irripetibili) metafore. Le suore di clausura, che pare la pensino come Funari, oggi combatteranno una grande battaglia a colpi di preghiera contro un nemico invisibile ma onnipresente. Quasi ovunque, certo, tranne che nei loro monasteri. «Bisogna educare chi fa la televisione a lasciar perdere il successo, convincere i signori delle tv a ricercare la verità a scapito dell’audience». Un miracolo? Altro che. Non ci resta che aspettare, oggi, il sussurro di 750 suore di clausura. Che chiederanno a Santa Chiara, fondatrice del loro movimento e da 51 anni patrona della tv, di «salvare il piccolo schermo dalla schiavitù degli ascolti e delle logiche commerciali».
Pregare è il loro mestiere, e pure difficile, e non c’è tempo per lo svago, figurarsi per certi cattivi reality da prima serata. «Le suore non vedono la tv ma sanno ascoltare chi la guarda. Parlando con i fedeli - spiega il promotore della singolare iniziativa, Marco Palmisano - si rendono conto di quanto i modelli culturali e comportamentali della televisione influiscano sulla vita delle persone».
La loro fondatrice, Santa Chiara, era una abituata alle missioni impossibili. Lasciò tutto a 18 anni per seguire San Francesco d’Assisi e quell’ansia da «privilegio della povertà». Non poteva certo immaginare che, 700 e rotti anni dopo, sarebbe stata proclamata patrona della tv da Pio XII il 14 febbraio 1958. Sol perché in una notte di Natale del 1252 ebbe la grazia di poter vedere dalla sua cella la celebrazione che si svolgeva in chiesa. Fu «un’esperienza di televisione mistica», disse l’anno scorso il cardinal Tarcisio Bertone.
Oggi che i media, per stare alle parole di Benedetto XVI, sono «il megafono del materialismo economico» c’è bisogno di lei e delle sue 750 clarisse, moderni «apostoli e missionari di Cristo che sappiano utilizzare il linguaggio dei moderni mass media senza però mai intaccare il contenuto intramontabile del Vangelo», come ammonì Bertone, «persone con una vita interiore intensa e un grande spirito di contemplazione». L’identikit corrisponde. Ma sorella tv saprà ascoltare la sua protettrice?
felice.manti@ilgiornale.it

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