Nel 2008 lo scrittore e giornalista Giorgio Ballario di certo non si sarebbe mai aspettato che il suo primo romanzo noir Morire è un attimo lo avrebbe portato a ideare una vera e propria serie di inchieste dedicate al maggiore Aldo Morosini alle prese con l'avventura coloniale italiana nell'Africa orientale. A oggi sono sette i romanzi che lo hanno avuto per protagonista e I racconti del maggiore (Edizioni del Capricorno) è la prima antologia di storie brevi a lui dedicata. Si tratta di sei racconti che narrano le sue peripezie fra il 1933 e il 1936 quando il giovane Morosini era appena arrivato in Eritrea e non era ancora stata conquistata l'Etiopia. L'idea dell'autore è di omaggiare in qualche modo la forma breve narrativa di cui fu maestro Mario Soldati con i suoi celeberrimi Racconti del maresciallo.
Attraverso queste storie, che possiamo immaginarci narrate a un tavolo davanti a un fiasco di Orvieto, osserviamo la crescita umana di Aldo Morosini. "Quasi vent'anni fa ero alla ricerca di un personaggio e di un'ambientazione originali - spiega Giorgio Ballario - per scrivere il mio primo romanzo e ho pensato che il mondo delle colonie tra le due guerre potesse essere uno scenario interessante e poco sfruttato. Anzi, forse mai per un giallo, anche se più o meno nello stesso periodo sono poi arrivati dei romanzi di Carlo Lucarelli". L'autore piemontese aveva fatto una scelta precisa per la sua narrazione: "Pur essendo arrivata tardi rispetto ad altre nazioni, l'Italia ha una storia coloniale durata una settantina d'anni, vale a dire quasi metà della propria storia unitaria. Ed è una storia poco conosciuta e poco studiata, ad eccezione degli specialisti. Accantonata in parte per motivi politici, perché accomunata al fascismo, anche se iniziata alla fine dell'Ottocento. Tuttavia se si considera il colonialismo da un punto di vista storico, e non morale, quello italiano ha avuto delle peculiarità diverse da quello britannico, francese, belga. Per molti versi non è stato peggiore, come invece si dice. Perché alla base del colonialismo italiano non c'era solo una prospettiva di sfruttamento delle risorse per la madrepatria, ma la volontà di costruire una specie di altra Italia in Africa, anche per incanalare lì l'emigrazione italiana nel mondo. Perciò alla fine l'Italia ha investito nelle colonie più di quanto abbia preso, a differenza di inglesi e belgi, ad esempio. Poi naturalmente c'è stata la guerra sanguinosa con l'Etiopia e una conquista militare che in quel Paese hanno provocato traumi, a differenza di altri esempi come l'Eritrea e la Somalia. Ma qui il discorso diventerebbe lungo". La ricerca documentaria di Ballario è stata precisa e accurata: "C'è parecchio materiale documentale su quel periodo, libri storici ma anche giornali, filmati dell'Istituto Luce, documentari, film. Nel mio caso, non dovendo scrivere saggi storici, è molto importante consultare la documentazione dell'epoca che mi consente di riprodurre in modo verosimile la vita quotidiana degli italiani nelle colonie, quindi sono utili anche memoriali, riviste, foto, inserzioni pubblicitarie, guide turistiche di quegli anni. E si trova molto anche su internet".
Leggendo le storie si percepisce l'eco dei racconti dal fronte delle colonie di Indro Montanelli ed Ennio Flaiano ma anche la visione di quel mondo filtrata attraverso la visione dei fumetti di Hugo Pratt che passò la sua infanzia proprio in Africa.