La comica autodifesa di Lusi tra strafalcioni e tesi assurde

L’ex tesoriere che ha intascato i 13 milioni della Margherita cade nel ridicolo Ville e reddito decuplicato in cinque anni? Merito della "crescita professionale". Ruelle: "Se la vedrà coi magistrati"

La comica autodifesa di Lusi  tra strafalcioni e tesi assurde
Lasciatelo stare, lui è ricco per i suoi meriti. È vero, ha sottratto 13 milioni dalle casse della Margherita, ma che c’entra? Vorrete mica insinuare che si poteva concedere la bella vita per quegli spiccioli di rimborsi elettorali? Vorrete mica insi­nuare che lusso, sfarzo, ville e attici in pieno centro sono finanziati da quella manciata di milioni che gli sono rimasti attaccati alle mani? Mac­ché. Lui è ricco perché «grazie a dio uno fa una crescita professio­nale ». Si capisce: 13 milioni so­no un dettaglio. È con la crescita professionale, che si diventa Pa­peroni: appena fai un po’ di car­riera ti danno il bonus della fe­deltà aziendale e un tesoretto da intascare all’insaputa di tutti. Pure all’insaputa tua.Nor­male no? Per la prima vol­ta Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, ac­cetta di rispon­dere a qualche domanda di un giornalista. Ne viene fuori un’in­tervistina che resta quasi nascosta sulle pagi­ne di Repubblica ma che rimarrà negli annali della storia dei ma­riuoli. Gli chiedono come mai nel 2005, prima di entrare in poli­tica, aveva un reddito di appena 38mila euro e nel 2010, quando esce dal Senato, il suo reddito è salito a 340mila euro, quasi dieci volte tanto. E lui risponde: «Dei 38mila euro non mi devo vergo­gnare né è un onore. Quello era il reddito e basta». Testuale.

Dopo una risposta del genere viene il dubbio: l’intervistato è sotto l’effetto di psicofarmaci? È capace di intendere e volere? Si può continuare a porre doman­de­senza incappare nella circon­venzione d’incapace? Il croni­sta di Repubblica , evidentemen­te, supera i dubbi etici e insiste: «Come ha fatto in pochi anni a decuplicare il suo reddito?». E qui il compagno champagne Lui­gi Lusi, dimentica i 38mila euro, e si lancia: «Grazie a Dio ho fatto una crescita professionale. Vuol dire che è diventato qualcosa per cui ho meritato». Pro­prio così: «vuol dire che è diventato qualcosa per cui ho meritato». Ma meritarsi pu­re una sintassi per imparare a esprimersi in ita­liano, quello no?

La crescita pro­fessionale, evidente­mente, non comporta la benché minima conoscenza lin­guistica. O forse è stata troppo impetuosa per soffermarsi sul dettaglio grammaticale. Però, ecco, è stata molto efficace sul piano reddituale, considerato il livello di vita che si concedeva Lusi: si è comprato case di lusso, pare che prendesse la limousine con l’autista anche per andare al cinema e organizzasse nelle vil­le feste hollywoodiane con fiu­mi di champagne. Il denaro da dove arrivava? «Grazie a Dio uno fa una crescita professiona­le ».L’avranno nominato capuffi­cio? Gli avranno dato il premio produttività? O il benefit dei buo­ni pasto? La fidelity card dell’Es­selunga? Del resto è noto, no? Ba­sta che uno faccia uno scatto di carriera e, oplà, subito si com­pra almeno una villa fuori porta e un attico nel centro di Roma. Così, per festeggiare.

Siccome la sua carriera è stata particolarmente brillante, di proprietà immobiliari, sempre nel suo linguaggio un po’ confu­so, il compagno champagne ne elenca almeno cinque: due case a Genzano (una dove risiede lui, una dove risiede la moglie con i figli), un attico a Roma, un appar­tamento di 110 metri quadrati della madre e la casa di famiglia a Canestrello. «Tutto regolare», ci tiene a precisare. Tarsu, Ici e spese condominiali puntual­mente pagate. Non fosse per quei 13 milioni rubati sarebbe un vicino di casa ideale.

Un vicino po’ strano, per la ve­rità. Di mestiere fa l’avvocato, ma ritiene che andare in tribuna­le serva a poco: quando gli chie­dono perché non querela Rutel­li che gli ha dato del ladro dice che è inutile «tanto va tutto in prescrizione». Poi aggiunge: «Devo attenermi al segreto istruttorio», che non è male per uno che sta facendo un’intervi­sta sul caso per cui è indagato. Stranezza dopo stranezza: riba­disce che per difendersi meglio si è dimesso dal Pd e dimentica di dire che si guarda bene dal di­mettersi da senatore. Forse per­ché così conserva l’immunità parlamentare. E dimentica di di­re che, fra un merito e l’altro, è stato lui stesso a proporre di re­stituire 5 milioni di maltolto per patteggiare la pena. Allora il cro­nista prova a buttarla sull’etica: «Come uomo ha la coscienza pu­­lita? ». E lui: «A questa domanda non rispondo». Che ci volete fa­re? La crescita professionale aiu­ta in tutto. Ma non nella sinceri­tà.

Comunque basta con questo «massacro mediatico», basta con questo tiro al bersaglio «sen­za precedenti», come dice Lusi. Anche quella villa di Genzano, per dire: che cosa volete che sia? «Sarà pure in stile liberty, ma li­berty povero». Praticamente una catapecchia, comunque «qualcosa per cui ho meritato». Ecco, appunto: ma quale saran­no poi questi meriti personali di Lusi? Per il momento non è dato sapere. Ma non importa: ancora un paio di interviste a Repubbli­ca , magari un passaggio da Fa­biolo morbidoso Fazio e lo sco­priremo. Del resto non dev’esse­re difficile: considerato il patri­monio che hanno generato, de­vono essere meriti enormi. Enor­mi come i segreti che certe cresci­te professionali portano con sé.

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