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Il commento Addio «papà» Moratti, benvenuto Presidente

All'improvviso ecco un presidente. Uno vero, con le palle oltre ai palloni, sempre con un bel libretto degli assegni in mano, ma questa volta da maneggiare con cura. Di Massimo Moratti in questi suoi anni di presidenza si è detto di tutto: gran signore certo, mecenate di sicuro, milionario del calcio anche. Alzi la mano però chi non ha sorriso di lui, gli anni delle barzellette nerazzurre prima, il 5 maggio poi. E anche la fuga di Ronaldo, nella notte, o i soldini (soldoni) messi in tasca a Recoba, il suo personalissimo Pibe impossibile da far convivere con le idee di qualsiasi allenatore. Anche di quelli scelti e buttati come un mazzo di carte della fortuna, che a lungo - sappiamo ormai anche perché - arrideva sempre agli altri.
Poi sono arrivati gli scudetti: quello degli onesti, o di cartone, a seconda della visuale, quelli vinti sul campo. Ma non è mai arrivata la consacrazione vera, il sogno della Champions è rimasto tale e anche i colpi di mercato avevano un difetto, un marchio di fabbrica: Moratti spesso, quasi sempre, più che il presidente faceva il papà, e alle richieste dei suoi ragazzi rispondeva sempre con cinque, sei, nove, dodici milioni - vero Ibra? -, così ogni stagione portava con sé i suoi bei ritocchini e se c'era da scegliere, il portafoglio usciva dal cuore e tutto era a posto. Era il Moratti papà, appunto, ma per qualcuno non è mai stato un vero Papà Moratti, con quell'ombra del passato che gli sorride dalle fotografie di casa Inter.
Però qualcosa è cambiato: dicono che la scelta di cambiare Roberto Mancini - un altro Pibe - con José Mourinho abbia tracciato una linea, una demarcazione su quello che è stato Moratti e quello che è diventato presidente. Perché quel giorno non hanno scelto né il cuore né il portafoglio: ha scelto la testa, una sola, la sua. Contro tutto e tutti.
E così ora l'estate 2009 - l'anno primo dopo Manchester - forse per Massimo Moratti è davvero la prima volta, la prima volta da presidente dell'Inter. Diciamolo: il vecchio Massimo avrebbe fermato quel suo ragazzo un po' ribelle e con un buffetto sulla testa gli avrebbe allungato la solita mancetta milionaria, dài Zlatan tieni, non fare i capricci. Il nuovo Moratti ha preso l'aereo, è andato a Barcellona e ha visto il bluff, mettendo le basi per uno scambio che facesse bene all'Inter. Ovvero un campione felice al posto di uno con il mal di pancia, con l'aggiunta di un altro buon giocatore (Hleb) e di 50 milioni di euro. E non è detto che sia finita qui (vero Maicon?).
Insomma, magari a molti - soprattutto a quelli che lo vedevano perdere spendendo un sacco di soldi - quel Massimo papà era sicuramente più simpatico. E magari lo era di più anche a José Mourinho. Ma ai tifosi dell'Inter probabilmente questo Moratti va benissimo. Anche perché questo presidente in realtà assomiglia comunque a un Papà, ma a un altro. E si chiamava Moratti.

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