Il commento Così il Meeting ha sepolto l’egemonia culturale di sinistra

Finito il Meeting di Comunione e liberazione a Rimini, gli è subito piovuta in testa la predica di Eugenio Scalfari. Si devono essere divisi i compiti, lui e il cardinal Bagnasco. Eugenio contro il Meeting, Bagnasco contro il Giornale. In realtà il fondatore di Repubblica ce l’ha anche con Feltri, ma qui rimaniamo a Rimini. «Il pubblico di Cl applaude convintamente tutti: Tremonti e Draghi, Tony Blair e Bersani (eccetera). Il diavolo e l’acqua santa... Chi varca quei cancelli si “include” e questo è più che sufficiente per battere le mani. Ecco una questione sulla quale bisognerà tornare».
Ci torno, nel mio piccolo, io. Per esprimere questa tesi: questa esperienza che si esprime a Rimini è il punto del mondo dove politici e filosofi, scienziati e artisti vengono per riconoscere e farsi riconoscere sul «caso serio», l’essere uomini, che cosa dia senso a questa fatica, e la positività insita in questa nostra vicenda umana. Per questo il Meeting è inclusivo e non esclusivo. Si è amici sia a destra sia a sinistra, anche se la platea vota in grandissima parte - credo - Berlusconi.
Allargo il discorso. Parto da una firma di Repubblica. Ilvo Diamanti, che è un rabdomante degli umori del popolo più che un sociologo, ha segnalato: il centrodestra in Italia ha una base formidabile nella società, non ci sono rischi di ribaltamento. Io aggiungo a questa onesta osservazione: c’è un fatto nuovo, e persino più significativo. Per la prima volta da sessant’anni, si percepisce con chiarezza che è finito il tempo dell’egemonia culturale e la pretesa superiorità morale della sinistra. Ed è significativo lo straniamento di Scalfari. Al tempo d’oro di «la sera andavamo in via Veneto» e poi per parecchi scalfariani decenni, la pretesa morale e intellettuale della gauche si affermava nel nostro Paese perché la superiorità in questi campi era riconosciuta per tale da chi di sinistra non era. Fosse cattolico non solo di sinistra ma anche di centro, ma anche non cattolico laico o di destra, finiva per ritenere quell’altra parte più dotata di titoli nobiliari nel campo dei meriti scientifici e letterari e artistici, oltre che di qualità etiche, capacità di resistenza al fascino della corruzione, probità privata, eccetera.
Come teorizzato da Hegel nella Fenomenologia dello Spirito, la dialettica servo-padrone si è risolta nella ribellione dei servi finalmente anche in questo scorcio di millennio. I servi complessati di centrodestra hanno capito che sono stati servi perché riconoscevano la sinistra come loro padrona. Ora hanno smesso di crederci, e la sinistra si è rivelata un pallone gonfiato, un coacervo di ideologie senza fascino e di leader senza sugo e senza spinta ideale. Gli intellettuali sono apparsi degli scopiazzatori di chincaglieria filosofica, dei trombettieri della vacuità.
Vittorio Feltri da circa un quindicennio fornisce l’elenco dei grandi che dimostrano come questa egemonia culturale della sinistra sia una bischerata: non la ripeto al completo, mi fermo a Marconi, Pirandello, Croce. Il fatto è che tutti dicevano: è vero, è così. Ma poi tutti - in primis purtroppo Indro Montanelli - correvano a farsi benedire dagli applausi della Festa dell’Unità come battesimo purificatore per una destra bella e brava, pulita e morale, con la certificazione dei comunisti.
Il Meeting di Rimini in questi anni è stato il luogo dove è apparso chiaro, nei fatti, nella qualità e nella quantità, che il sole della cultura e dell’ideale non sta dove bivaccano gli orfani di Stalin e Togliatti. Un americano, un grande professore di diritto, ma anche uno che è chiamato a parlare in tutto il mondo e ha visto tutto, Paolo Carozza, della Notre Dame University di New York, ha scritto che è un Festival culturale unico al mondo. Il più importante del pianeta. C’è lì la vita: con tutto, filosofia, arte, storia, politica, diritto, giornalismo, morale. Non è però una rassegna come la filosofia a Modena e la letteratura a Mantova. Lì si mette giù un catalogo. Tipo: alla lettera Y? Yoga, yogurth, e via. Al Meeting si mette al centro un tema, quest’anno la conoscenza (l’anno prossimo sarà il cuore, la sua infallibilità) e si propone un’ipotesi per chi vuole paragonarsi. La conoscenza è un avvenimento, un incontro, non una teoria che genera se stessa. Conta più osservare la realtà che spenderci ragionamenti. E su questa base vengono le massime personalità e la gente comune.
I leader di sinistra (quelli intelligenti) per essere legittimati moralmente e culturalmente passano ormai da qui. Devono farlo, se vogliono mostrarsi degni e forti. A casa loro, quelli bravi, sono trattati come nemici del popolo. Non li lasciano parlare, li considerano vecchi arnesi o dei venduti. E allora eccoli venire a farsi cresimare da chi ha un’altra storia, molto girata verso il centrodestra, e ha una cultura capace di dialogo, di amicizia, di polemica ma dentro il rispetto dell’altro. Questa è la cultura del Pdl, anche se dir così è un po’ riduttivo (per il Meeting) e troverebbe qualche ribellione nel Pdl. Ma c’è questa stoffa culturale e umana visibile a Rimini, dietro questa nuova piattaforma di solida maggioranza moderata e berlusconiana. Altro che Pdl senza valori, tutto soldi e gnocche. Se ci sono, meglio, parlando con il dovuto rispetto, ma non è quello il centro della questione. C’è una tensione a crescere. A conoscere il significato delle cose, nella crisi economica, nella cultura, nello sport e nella musica, eccetera.
Pierluigi Bersani è venuto a Rimini per candidarsi (lui lo negherebbe) come un candidato a guida del Partito democratico capace di proposte e non di bombe ideologiche e moraliste, che ridia spazio a una politica seria a sinistra. Ha avuto ovazioni: non vuole creare un ibrido cattocomunista, ma qualcosa come una socialdemocrazia moderna. Tony Blair, considerato dalla sinistra inglese ed europea una specie di venduto alla Thatcher, al Meeting si è visto riconoscere la misura della sua grandezza di statista che ha reinventato il Welfare state, liberandolo dall’assistenzialismo, e ponendo al centro questa domanda: vuoi essere difeso dalla società? Lavora. E se non hai lavoro, non stare comunque con le mani in mano. E adesso Blair, convertito ad un cattolicesimo senza paura, propone, in combutta con quella specie di genio italiano che è Giorgio Vittadini, un economista pieno di carisma, nuovi modelli di solidarietà sociale basati sulla libera iniziativa delle associazioni, la famosa sussidiarietà. Chi ha ancora il coraggio di sostenere che la sinistra è superiore in cultura e in moralità? Alla malora queste scarpe vecchie, vanno bene al massimo per Scalfari e Franceschini.

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