Commento La destra che cambia idea per salvare il posto

La destra, un tempo, era Dio, Patria e Famiglia. Il primo inteso più come tradizione che come fede, la seconda più come nazione che s'espande che come identità culturale, la terza più come organizzazione gerarchica che come guscio dell'affetto. Noi laici ce ne sentivamo assai distanti. Ora capita di vedere certe «evoluzioni», che spesso consistono nel mettere al plurale: dei, patrie e famiglie. I primi osannati in nome del multiculturalismo, le seconde proclamate in equilibrio instabile fra l'europeismo e il vernacolo, le terze vissute come segno di modernità aperta al mondo, e non solo. Non si sa se sono passi avanti o passi di danza.
Ciascuno ha diritto di cambiare idea, e lo stesso Giorgio Almirante si batté contro il divorzio, salvo poi servirsene per trasformare in matrimonio una convivenza. Ma se, nel trascorrere del tempo, si cambia idea su praticamente tutto, si fa la figura di quelli che, a poker, chiedono quattro carte: non ho una cippa da dire, ma non intendo mollare il posto. Sappiamo tutti, naturalmente, che certi riposizionamenti, anche se sinceramente vissuti, rispondono alla necessità di non trovarsi spiazzati nel dopo Berlusconi. Faccio osservare, però, due cose: a) tale dopo è annunciato da molti anni, certamente verrà, ma chi si candida da sempre rischia di accompagnarlo fra i superati; b) si può essere di larghe vedute quanto si vuole, ma che la sinistra finisca in mano a uno che fu comunista e la destra a uno che fu fascista, può avvenire solo in un Paese morto nel secolo scorso.
Detto ciò, Gianfranco Fini ha, nel merito, molte ragioni. Suggerisco, comunque, da laico monotono e privo della capacità di cambiare idee come abiti, che legiferare sul fine vita è assai complicato, che la legge dovrebbe fare un passo indietro, lasciando maggiore spazio alla discrezione degli individui e dei loro familiari. Che l'aborto non è un diritto civile, ma un dramma umano, comportando, a seconda delle convinzioni, la soppressione di una vita o della sua potenzialità, pertanto è bene regolamentare, ma senza confondere il più facile accesso con la più ampia libertà. Che gli omosessuali sono persone come tutte le altre, ma quando si mettono in coppia non procreano, pertanto è, al tempo stesso, bigotto e demente parlare di «matrimonio». E che, in tema d'immigrazione, le posizioni di certi tonacati, tanto ben viste a sinistra, sono semplicemente irresponsabili, confondendo la solidarietà umana con la resa innanzi a un fenomeno già difficile da governare.
Se i laici e i liberali aumentano, non c'è che da gioire. Ma ne vedo molti, in giro, equidistribuiti fra gli schieramenti, che non hanno idea di quel che dicono.
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