Il computer scagiona Stasi È guerra di superperizie

MilanoÈ solo un primo, parziale tassello. Ma che potrebbe mettere in discussione un’indagine lunga due anni. Sono i «frammenti» della perizia informatica sul computer di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa a Garlasco la mattina del 13 agosto del 2007, riproposti ieri dal Corriere della Sera e già anticipati un paio di settimane fa dal quotidiano Libero. Secondo i tecnici incaricati dal giudice per le udienze preliminari di Vigevano Stefano Vitelli, infatti, Alberto ha acceso il suo pc alle 9.36, ha aperto dei file pornografici per poi iniziare a lavorare su alcuni documenti word. Ultimo salvataggio alle 12.20. Quasi tre ore chiuso in casa, mentre Chiara veniva uccisa nella villetta di via Pascoli. Così come lui stesso ha sempre sostenuto. Un alibi perfetto, se venisse definitivamente provato che furono i carabinieri, lavorando su quel computer prima di consegnarlo alla Procura, a cancellare le tracce di questi «movimenti». Ma il lavoro dei consulenti non è ancora ultimato. Ed è in questa attesa che si gioca una battaglia - anche di nervi - tra le parti.
Perché la difesa di Stasi, almeno in questo momento, incassa un pesante punto a favore. Che ha imbarazzato non poco il pm di Vigevano Rosa Muscio, e messo in difficoltà gli investigatori. Prudente anche l’avvocato Gianluigi Tissoni, il legale della famiglia Poggi. «La perizia informatica non è ancora conclusa né quindi depositata e a disposizione delle parti - commenta -. Mi risulta che i dati raccolti dagli esperti sono ancora in fase di elaborazione e, dunque, non si può di già trarre un risultato definitivo, che in ogni caso andrà incrociato con i risultati delle altre perizie in corso». Andrà anche verificato, infatti, che le operazioni di «salvataggio» di quei file non siano in realtà sessioni automatiche del pc e se, infine, non sia stata modificata l’ora segnalata dal computer.
Fonti del Ris, però, sono convinte che - nonostante tutto - nelle mani dell’accusa stiano arrivando «dati confortanti», e che le prime indiscrezioni sulla perizia informatica «non spostino la sostanza dei fatti, al di là di alcune novità parziali». Al Reparto investigazioni scientifiche, infatti, sono convinti che il primo accesso al computer di Stasi non ne abbia alterato la memoria, ma - soprattutto - attendono gli esiti degli accertamenti sulle scarpe di Alberto. E, stando alle prime indiscrezioni sulla perizia effettuata dal professor Francesco Ciardelli, dell’università di Pisa, le suole delle calzature indossate da Stasi la mattina del 13 agosto di due anni fa non sono idrorepellenti. Come ha fatto Alberto a non sporcarle di sangue?
Anche per questo si dovrà attendere la consulenza sulla «camminata» nella villetta di Garlasco. Il 10 agosto scorso, il giovane bocconiano si è sottoposto a una prova di deambulazione per raccogliere i parametri utili a ricostruire i suoi movimenti all’interno della casa di via Pascoli, e una simulazione è stata ripetuta solo quattro giorni fa. I risultati dei test, anche in questo caso, saranno nelle mani del gup solo alla fine di settembre. Ancora, tra pochi giorni si troveranno i periti incaricati di redigere la relazione medico-legale che stabilirà l’ora della morte di Chiara Poggi. Al momento, infatti, l’omicidio è fissato tra le «10.30 e le 12, con maggiore centratura tra le 11 e le 11.30», tesi contestata dagli avvocati di Stasi - il professor Angelo Giarda e i fratelli Giuseppe e Giulio Colli - che hanno sempre anticipato l’orario del decesso tra le 9 e le dieci. E ora, paradossalmente, si trovano a dover «coprire» 26 minuti (alle 9.10, Chiara Poggi stacca l’antifurto di casa sua ed è quindi ancora viva) durante i quali Alberto non ha lasciato tracce dei propri spostamenti. Infine, resta la consulenza sul Dna ritrovato sul pedale della bici dell’imputato. Sangue di Chiara, secondo l’accusa. Non così per le difese. Una perizia, quest’ultima, che difficilmente porterà elementi decisivi per l’accusa, visto il lasso di tempo trascorso tra il prelievo del campione e le ultime analisi. Dunque, potrebbe trattarsi di un elemento in meno a carico di Alberto Stasi.
E così, in due anni di indagini, si accumulano più dubbi che certezze. Perché da due anni Alberto è l’unico indagato, ma gli indizi a suo carico - finora - non sono stati tradotti in prove. Tanto che lo stesso gup Vitelli, nel momento in cui aveva deciso di rinviare la sentenza e disporre la super-perizia su computer, ora del decesso, «camminata» di Stasi, idrorepellenza delle scarpe e tracce di Dna, aveva definito «incompleto e scorretto» il lavoro degli inquirenti, bocciando di fatto l’inchiesta. Una vicenda con troppe lacune. Dai primi sopralluoghi nella villetta dei Poggi, fatti dai carabinieri della stazione di Garlasco e giudicati quantomeno «approssimativi», all’insistenza con cui il pm Rosa Muscio ha indirizzato l’indagine solo sul fidanzato di Chiara, dal movente mai chiarito (detenzione di materiale pedopornografico, reato per cui Stasi è indagato? Strane richieste sessuali di Alberto?), fino alla ridda di perizie e controperizie che non hanno detto nulla di definitivo su un delitto che rimane ancora insoluto. Entro un mese, però, il lavoro degli tecnici verrà presentato al giudice e solo allora - forse - sarà possibile capire chi ha ucciso Chiara Poggi. O, quantomeno, chi non è stato.

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