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Comune Quando l’assistenza è in festa

Caro dottor Lussana, vorrei, innanzi tutto, ringraziare pubblicamente il mio collega avvocato Giorgio Guerello (presidente del Consiglio comunale) e la dottoressa Roberta Papi (assessore alle Politiche socio-sanitarie) i quali, come spiego qui di seguito, sono riusciti a far lavorare anche al sabato (!) gli addetti ai Servizi sociali.
Ed ecco la spiegazione: un mio assistito, separato dalla moglie, residente nella nostra città (in cui rientra soltanto al sabato ed alla domenica, perché impegnato, negli altri giorni, per ragioni di lavoro, in giro per l’Italia) da due anni non riesce a incontrare la propria figlia di quattro anni (che, ormai, non riconosce neppure più il proprio padre; ed è per questo che gli incontri dovrebbero essere supportati dai Servizi sociali) perché gli operatori dei Servizi sociali al sabato ed alla domenica fanno festa. Ripeto: al sabato ed alla domenica fanno festa!
Su mio intervento al presidente avv. Guerello e l’assessore dottoressa Papi, si sono adoperati, riuscendo a far sì che un sabato al mese (sai che sforzo, per i servizi interessati!) i Servizi sociali assistano ed agevolino gli incontri tra il padre e la figlioletta.
Ritengo, conseguentemente, doveroso denunciare l’iniqua norma (sindacale? Legislativa?) che concede due giorni di inattività a chi - a mio modesto avviso - dovrebbe sacrificarsi (come la pubblica assistenza) al servizio dei cittadini ventiquattro ore su ventiquattro, anche nelle ore notturne (con ovvi turni individuali di riposo) senza alcuna soluzione di continuità.
Essere addetti ai Servizi sociali dovrebbe significare essere (oltreché, innanzi tutto, competenti) sacrificati e dedicati all’aiuto di qualsiasi cittadino che ne abbia bisogno.


Auspicando che, quanto prima, i signori dei Servizi sociali possano essere operativi anche al sabato ed alla domenica, a Ferragosto, a Natale, a Capodanno e nelle ore notturne, la ringrazio per la pubblicazione e la saluto cordialissimamente.

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