Concessionari

Se in Italia, lo scorso anno, il volume delle vendite di auto sono rimaste praticamente stabili, rispetto al 2008, il merito va ripartito tra gli ecoincentivi e tutta la filiera che ha messo mano al portafoglio con sconti sostanziosi agli acquirenti. «Il dato sulle immatricolazioni di vetture nuove a dicembre segna la fine di un anno difficile, di pesantissima crisi misurabile dalle perdite realizzate nelle vendite di tutti i tipi di veicoli non coperti dagli incentivi. Le perduranti difficoltà dei concessionari che, nonostante lo sforzo imprenditoriale profuso per la tenuta delle proprie strutture, chiuderanno il 2009 con fatturato in calo e la sostanziale assenza di redditività, hanno finito per consegnare al 2010 reti di vendita e di assistenza esposte a non poche incertezze», commenta Vincenzo Malagò, che ha appena passato il testimone del vertice di Federaicpa (la Federazione dei concessionari) dopo averla presieduta a lungo.
Questo campanello d’allarme non coglie impreparato l’ex campione di rally Tony Fassina che, oggi, controlla una delle più grandi reti di vendita italiane con alle dipendenze 400 addetti e un fatturato di gruppo pari a 400 milioni. «Il 2009 è stato un anno difficile per i concessionari e a fronte di un 20-30% che, come me, si può definire abbastanza tranquillo, gli altri si arrangiano o sono in un seria difficoltà. È da tempo che parlo di una bolla che sta per scoppiare – spiega l’imprenditore che commercializza auto delle marche Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Fiat Professional, Abarth, Volvo, Skoda, Renault, Jaguar, Chrysler, Jeep e Dodge, ed è esclusivista per l’Italia del marchio Infiniti – ovvero quella della sovrapproduzione di auto e del numero eccessivo di concessionarie. La prima criticità è stata sopperita dalle varie reti grazie anche a sconti, promozioni e «km zero». La seconda provocherà una selezione naturale del 30% dei dealer che chiuderanno o verranno inglobati in gruppi più grandi. Non è possibile continuare ad avere in Italia 4mila concessionari per piazzare 2 milioni di veicoli. Facendo due conti, ogni commerciante mediamente vende 500 unità e così non si arriva al break even che, per il sottoscritto, è mediamente di mille macchine».
Il 2010, secondo gli osservatori, potrebbe segnare una lieve ripresa dell’economia mondiale con riflessi ovviamente sul comparto. «Ritengo - aggiunge Fassina - che ci sarà un ristagno del mercato, ma devo essere ottimista e crederci. E con la mia carica di entusiasmo motivare tutti i giorni i venditori. Certo, dalla mia ho anche il capitale necessario per continuare a lavorare senza ricorrere troppo alle banche».
Risorse che il gruppo Fassina continua a investire visto che ha già in cantiere nuove sfide. «Ho acquisito una ventina di distributori di carburante con prezzi promozionali - conclude l’ex pilota che nel 1979 trionfò con una Lancia Stratos non ufficiale al Rally di Sanremo - con il marchio H6 (di proprietà della Petrolservice, partecipata da Fassina) ubicati nell’area del Triveneto».
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