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Concorsi e commissioni: così funzionano le orchestre

Ci vogliono requisiti e prove certificate

Concorsi e commissioni: così funzionano le orchestre
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Come si entra in orchestra, come si scelgono i direttori musicali, quanto contano talento, merito e relazioni? Domande che tornano ogni volta che il sistema dei teatri d'opera finisce sotto i riflettori. È il caso delle polemiche che hanno accompagnato l'allontanamento di Beatrice Venezi dal Teatro La Fenice e delle accuse, rilanciate dalla stessa direttrice, di posti in orchestra "tramandati di padre in figlio". Sul tema selezioni parla Fulvio Macciardi, presidente di Anfols, da ottobre Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro di San Carlo. Uno che il teatro lo conosce dal golfo mistico al consiglio d'amministrazione. "Si entra in orchestra con procedure pubbliche", dice subito. "Bandi, requisiti, prove codificate. Concorsi veri". La prima prova è dietro una tenda per assicurare l'anonimato. "Al San Carlo, a dire il vero, abbiamo una struttura lignea a separare candidato e commissione. Nessuno vede nessuno. Perfino i telefoni restano fuori". Ma per le altre due prove l'anonimato quasi sempre si dissolve: quindi? "Il sistema è così selettivo che capita spesso che non vinca nessuno. Qui a Napoli abbiamo bandito cinque posti: oltre cento candidati, due idonei. Gli altri posti sono rimasti vacanti. Se il livello non c'è, non si assume". Sull'idea di una trasmissione "ereditaria" dei posti d'orchestra, Macciardi è netto. "Nei concorsi non esistono corsie preferenziali. E spesso serve una quasi unanimità: se il giudizio della commissione si divide, il candidato non passa". Diverso il caso dei contratti a termine: "Se un musicista ha già lavorato bene in orchestra e, a parità di punteggio, si trova ex aequo con un altro candidato, ha la precedenza. Ma non è clientelismo: è valorizzazione di un'esperienza già verificata sul campo".

Il tema dei figli d'arte non è nuovo. Da Bach a Mozart fino a Puccini, la musica è spesso una storia di famiglie. "Ma nei concorsi - insiste Macciardi - non conta il cognome. Conta la prova". Sul tema sentiamo anche uno storico professore d'orchestra della Scala, spesso nelle commissioni di selezione di nuove leve. Assicura che le selezioni sono rigidissime: registrazioni, verbalizzazioni, talvolta anche la presenza di avvocati. Alla Scala non sono mancati casi di figli d'arte entrati in orchestra, e allora? "Solo perché ritenuti i migliori. E lo posso assicurare da collega".

Tra i nomi citati nel dibattito recente, e fatti da Venezi, figurano quelli dei musicisti della

Fenice Marco e Anna Trentin, figlio e nipote dello storico oboista della Fenice. Aggiungiamo che Marco Trentin è l'agguerrito segretario nazionale della Fials-Cisal in prima linea per la cacciata della direttrice d'orchestra.

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