Niscemi che si sta sgretolando, Niscemi con le sue case costruite sulla sabbia. Con i suoi abitanti che salvano pochi oggetti e si preparano a ripartire daccapo, con i geologi che analizzano il terreno e si stupiscono che tutto sia rimasto in piedi finora.
C'è tanta Italia dietro alla cittadina siciliana che sta per scivolare lungo la vallata. Ci sono condoni edilizi che hanno improvvisamente reso a norma (sulla carta) costruzioni che erano irregolari fino al giorno prima, ci sono appartamenti che magari valgono davvero poche migliaia di euro ma sono pur sempre casa e quindi hanno un valore (immenso) che il mercato immobiliare non calcola.
RIPARTIRE DA ZERO
Ma soprattutto dietro al caso Niscemi c'è l'Italia silenziosa degli sfollati. Stavolta fortunatamente senza vittime. Quelli che da una notte all'altra si trovano su una brandina in un palazzetto dello sport e si affidano a un pasto caldo della Protezione civile, a stanza in casa dei parenti, a un assegno di sostegno che non basta mai davvero. Gli evacuati di Niscemi sono 1.500 e per loro si prospetta una soluzione, probabilmente alle porte di Gela. Ma che fine hanno fatto tutti gli altri sfollati delle frane e delle inondazioni? Quelli che hanno perso la casa dopo l'alluvione in Piemonte o in Emilia-Romagna? In 50 anni di dissesti ambientali (terremoti esclusi), cioè dal 1974 al 2023, gli sfollati sono stati in tutto 334mila. Oltre 2.200 i Comuni colpiti, 1.616 i morti. Famiglie che hanno perso tutto e hanno imparato a reinventarsi la vita, lasciandosi alle spalle anche i "Non vi lasceremo soli" piovuti da ogni dove a ridosso degli allagamenti. Ci sono stati anni più duri di altri: il Rapporto periodico sul rischio del Cnr Irpi calcola che solo nel 2023 gli sfollati sono stati quasi 50mila, mentre tra il 2018 e il 2022 erano stati la metà, 18.800.
IL VALORE DELLA CASA
Come evitare tutto questo? Come tener fede a quel "Mai più" che viene promesso ogni volta? Innanzitutto dando informazioni chiare alla gente che accende i mutui per comprare casa: la società di geologi propongono di allegare ai contratti di compravendita anche informazioni relative ai rischi idrogeologici della zona in cui si trova l'immobile. Non si può certo pretendere che chi acquista vada in Comune a chiedere le carte geologiche sul dissesto dell'area.
LA MAPPA DEL RISCHIO
L'Italia si conferma tra i Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico. Sono oltre 684mila le frane censite. Ma è come se si riuscisse a capire i perché del disastro solo a posteriori. Niscemi, ad esempio, non ha una carta geologica. Così come non ce l'ha un quarto di Italia. Perché? Perché sono ancora in corso i lavori per aggiornare quella precedente (che risale agli anni 40-50). Da quel periodo tutto è cambiato: dalla densità urbana alla violenza delle piogge. Ma senza conoscere "in diretta" qualsi sono le zone rosse, cioè quelle maggiormente esposte al rischio alluvioni e frane, non è possibile nemmeno impostare una prevenzione degna di tal nome. La società dei geologi torna a lanciare l'allarme sull'aggiornamento delle mappe.
L'ABUSIVISMO
A Niscemi molte case sono state costruite con la stessa argilla del terreno che si sta sgretolando. Molte senza permesso, nelle parti di terreno ancora libere. Il Comune non ha mai detto nulla e si sono create due anomalie. Una sulle case costruite prima del 1967, cioè prima delle nuove regole sulla legge urbanistica e quindi considerate "a norma". E una sulle case "condonate" e inserite nel piano regolatore del 2009: le stesse costruzioni (rimaste in piedi dopo la frana del 1997) non risultavano in regola fino a poco tempo prima ma, grazie alla "magia burocratica", sono rimaste lì, senza l'obbligo di interventi di manutenzione o di messa in sicurezza, come se si trattasse di un semplice condono per la costruzione di un mezzo piano in più ricavato nel sottotetto.
Sottotraccia c'è la piaga dell'abusivismo, che si beffa della sicurezza e che, se dovesse essere rappresentato in una mappa, riguarderebbe le stesse zone del rischio idrogeologico. In Italia stiamo parlando di circa 15 abitazioni abusive costruite ogni 100 regolari, dato che lievita a 42 nel Sud. Se si scende nel dettaglio, le elaborazioni su dati Istat-Cresme mostrano che il record dell'abusivismo riguarda Campania, Calabria e Basilicata. In queste regioni si arriva a circa 50 abitazioni abusive per ogni 100 costruzioni autorizzate, con un rapporto che di fatto sfiora l'equivalenza tra edilizia legale e illegale.
LE CITTÀ SPUGNA
Considerando che un quarto del Paese è a rischio alluvioni, gli urbanisti stanno sempre più considerando il modello delle città-spugna, ideato da Kongjian Yu, professore del College of Architecture and Landscape dell'Università di Pechino. Significa sostituire materiali impermeabili, come l'asfalto, con superfici spugnose e porose, capaci di favorire il deflusso e allo stesso tempo mitigare l'effetto "isola di calore", ovvero quel fenomeno che determina un microclima più caldo all'interno delle aree urbane rispetto alle zone periferiche e rurali circostanti.
Altri elementi delle città anti allagamento sono le aree di bioritenzione, trincee infiltranti e drenanti, box alberati, bacini di detenzione, zone umide, sistemi di infiltrazione profonda e serbatoi di accumulo o cisterne. E non si tratta di assecondare le politiche allarmistiche sul clima. Semmai di colmare le lacune enormi del passato.