«È arrivato il momento di dire basta, di reagire e di cambiare». Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, è stato interrotto dagli applausi della platea, nel corso degli Stati generali dellassociazione, convocati a Milano per presentare il documento programmatico «Anzitutto lItalia». Ma non si tratta di una rupture della confederazione (che pure ha siglato il Progetto per lItalia avanzato da Confindustria e Abi), bensì di una rivendicazione dellorgoglio produttivo italiano.
Ecco perché sono state respinte al mittente le provocazioni francesi di domenica scorsa. «Non possiamo e non dobbiamo soggiacere a commissariamenti e protettorati, europei o franco-tedeschi che siano», ha sottolineato richiamando la classe dirigente a una «responsabilità repubblicana». Sangalli ha dato pieno sostegno alla riforma delle pensioni. «È bene che le decisioni necessarie, a partire dal completamento delle riforma della previdenza, siano assunte con urgenza», ha aggiunto. Soprattutto ha auspicato profondi cambiamenti nel sistema tributario («strada maestra per garantire un rapporto serio e responsabile tra lo Stato e il contribuente»). Le modifiche si devono «collegare con il federalismo fiscale» prefiggendosi due obiettivi: «semplificazione e riduzione della pressione fiscale».
Gli Stati generali, iniziativa che costituisce un unicum nella storia di Confcommercio, hanno rappresentato unoccasione per criticare alcune scelte di politica economica, a partire dallaumento dellIva. «Per conseguire lobiettivo dellazzeramento del deficit occorreranno tra il 2012 e il 2014 circa 100 miliardi di tasse e imposte aggiuntive e circa 40 miliardi di minori spese», ha ricordato Sangalli.
Il catalogo delle richieste degli imprenditori del commercio e dei servizi si fonda su pochi punti programmatici. Liberalizzazioni dei servizi professionali e dei trasporti, soprattutto quelli ferroviari, investimenti nel settore delle infrastrutture e incentivi «automatici e selezionati» per le attività dimpresa.