Confcommercio «Meno tasse e burocrazia, è il momento di scelte coraggiose»

«Per le piccole imprese non vogliamo riserve indiane, al cui interno si deperisce e si muore; vogliamo che le imprese crescano». All’assemblea annuale della Confcommercio - la maggiore associazione del terziario, con oltre 740mila aziende iscritte - il presidente Carlo Sangalli apprezza la politica di bilancio «sobria» del governo ed alcuni passaggi della manovra economica, come quelli che riguardano le reti di imprese, il redditometro e gli studi di settore. Ma, allo stesso tempo, sprona il governo a «scelte coraggiose» in particolare sul fisco. Lo fa davanti a Silvio Berlusconi che, nel suo intervento all’assemblea, conferma il proposito di incrementare la libertà d’impresa, dapprima con una legge ordinaria e poi riformando l’articolo 41 della Costituzione: «Si vuole aprire una pizzeria? Lo si farà senza chiedere autorizzazioni, lo Stato poi controllerà», annuncia il premier.
Sangalli ammette che la manovra è «necessariamente impegnativa», e marca stretto l’esecutivo sulla riforma fiscale che deve avere come obiettivo la riduzione delle tasse, perché sulle imprese grava un cuneo fiscale-contributivo del 46,5%, che per chi paga regolarmente arriva al 52%. Nell’immediato, Sangalli chiede la cancellazione della tassa di soggiorno a Roma, introdotta con la manovra economica, perché «significa farsi male da soli». Berlusconi approva e applaude. Certo, le richieste della Confcommercio sono impegnative, ma il presidente del Consiglio accetta di discuterne, anche nella sua qualità di ministro dello Sviluppo ad interim. «Venite a trovarmi la settimana prossima - propone Berlusconi a Sangalli -, scriviamo le vostre proposte punto per punto, e vediamo di tradurle in un percorso operativo».

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