Conservatorio, Perahia da MiTo Al pianoforte tra Bach e Mozart

Rappresenta il pianismo che conta. Suona stasera in Conservatorio (ore 21), per il Festival Mito, direttore e solista dell'Academy of St. Martin in the Fields, la storica orchestra da camera di Londra. Si chiama Murray Perahia, sessantadue anni, cittadinanza statunitense, residenza londinese, radici greche e legami, assai coltivati, con il ceppo ebraico. La sua è una storia come tante, almeno per quanto riguarda la partenza. Il padre, sarto, migrava nel 1935 a New York, nel Bronx. Qui, in piena fase di ricostruzione di sé e della famiglia, trasferiva sul figlio le passioni e le aspirazioni a lui negate dalla famiglia. E il piccolo Murray si ritrovava così a muovere le dita su una tastiera già a quattro anni. Pare che non fosse un allievo modello, ma a quindici anni, nella tipica fase in cui sono gli estremi a prevalere, si buttava a capofitto nella musica. Si iscriveva in una scuola a Manhattan, studiava con lo zelo che l'avrebbe accompagnato poi, e tempo qualche anno diventava il pianista che tutti conosciamo. Cioè l'interprete dalle letture intelligenti e personali, dagli inviti superlativi e dalle amicizie professionali invidiabili. Come quella con il pianista-leggenda Vladimir Horowitz. Correva il 1992, e proprio nel momento di felice pienezza artistica, Perahia si vedeva traballare la carriera. A metterla in forse, e a sospenderla per un paio d'anni, era un serio problema alla mano destra. Perahia tornava lentamente in scena, con un approccio ancora più interessante e profondo. Perahia ha più volte confessato lo stato depressivo e di frustrazione in cui versò per quel lungo periodo. Dice che ricorse alla medicina-Bach. Ed è su Bach (Sinfonia Concertante e Concerto per pianoforte ed archi) che fa leva l’esibizione di oggi. In più, esegue il Concerto K 453 e dirige La Sinfonia «Praga» K 504 di Mozart. Cresciuto in una famiglia sefardita, dallo scorso gennaio è pure presidente del Centro di Musica di Gerusalemme.

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