Controlli a tappeto nei «call center» della periferia est

Controlli a tappeto nei «call center» della periferia est

Emilio Orlando

Dopo la cattura del terrorista etiope Hamdi Issac nel complesso residenziale di via Ettore Rota, a Tor Pignattara, i quartieri periferici del quadrante sud-est di Roma, tra la Casilina e Tuscolana, stanno ricevendo un’attenzione particolare da parte delle forze dell’ordine, soprattutto per la massiccia presenza di immigrati.
Perquisizioni e controlli a tappeto vengono effettuati in questi giorni nell’area attorno alla moschea di Centocelle e nei negozi e centri islamici più frequentati dagli extracomunitari. L’emergenza sicurezza è ormai una priorità assoluta, soprattutto quella legata al rispetto delle normative amministrative e di pubblica sicurezza di quei cittadini stranieri che aprono attività commerciali come i call-center.
Infatti, sulla base dei dati emersi dopo l’ultima sanatoria e in seguito ai provvedimenti sull’emersione del lavoro nero degli extracomunitari, è stata effettuata una serie di controlli incrociati, sia da parte dei municipi competenti (VI, VII, VIII) sia dalla questura relativamente ai permessi di soggiorno rilasciati. Grazie a queste verifiche incrociate, si è potuto accertare che nella zona in questione risiedono oltre 12 mila cittadini stranieri di cui almeno la metà di religione musulmana. A queste cifre va aggiunta, ovviamente, un’altra percentuale di clandestini che è più o meno della stessa portata dei «regolari».
Quasi tutti gli extracomunitari sono assidui frequentatori dei call center che offrono loro un duplice servizio: quello di poter telefonare nei loro paesi di origine con una tariffa molto conveniente, oppure permettono di poter trasferire somme di denaro contante in tempo reale in qualsiasi città del pianeta.
Ultimamente solo a ridosso della via Casilina e della via Prenestina, ne sono sorti almeno un centinaio «perché - spiegano alcuni extracomunitari titolari di questi esercizi - è un business molto conveniente, dai margini di guadagno altissimi. Basti pensare che su un minuto di conversazione c’è un ricarico di oltre il 250 per cento».
All’interno di quasi tutti i call center, inoltre, non ci sono solo i telefoni ma anche gli «internet point», con chat-line che interfacciano canali in lingua araba, sulle quali è estremamente difficile, se non addirittura impossibile, poter intercettare (nei casi oggetto di indagine autorizzati dalla magistratura) il contenuto delle conversazioni.
Il fatto che preoccupa gli inquirenti è che questi call center gestiti da cittadini extracomunitari di religione musulmana sono sprovvisti quasi tutti della autorizzazione della questura e della Banca d’Italia per poter trasferire denaro all’estero.
È proprio questo il motivo per il quale gli internet point sono stati oggetto di controlli da parte degli agenti del commissariato Prenestino. I poliziotti hanno avuto modo di appurare che la quasi totalità di queste attività non ha le autorizzazioni necessarie.