«La corrispondenza lumaca è colpa dei postini in ferie»

Si chiama «Aspettami», ma non è l’ultimo messaggino da inviare con cellulare a fidanzati e coniugi in attesa. È il nuovo servizio reclamizzato da Poste Italiane e dedicato a chi va in ferie e non vuole che la corrispondenza rimanga a lungo all’interno della propria cassetta delle lettere.
Utilizzarlo per due settimane costa 6 euro. Lo si può attivare sul sito www.poste.it, telefonando allo 803160 o rivolgendosi agli uffici postali.
Il fatto è che «Aspettami» suona un po’ come una presa in giro ai molti genovesi che, in varie parti della città, senza essere andati in ferie, aspettano anche dieci giorni prima di avere la corrispondenza in buca.
In redazione, in questi giorni, sono giunte varie segnalazioni.
Giuseppe Farina dell’Ufficio Stampa di Poste Italiane, conferma i ritardi e spiega: «Tutto è da ricondurre alle assenze per ferie di molti portalettere. I sostituti assegnati devono avere un po’ di tempo per adeguarsi al lavoro e alla zona di competenza. Inoltre - aggiunge il funzionario - dobbiamo fare i conti con chi, assunto a tempo determinato, di solito da uno a tre mesi, dopo pochi giorni di lavoro si licenzia».
Ma il ritardo nella consegna della posta non è l’unico disservizio segnalato dai lettori del Giornale.
C’è chi si chiede perché alcuni pagamenti postali, intestati a enti pubblici, siano gravati di una doppia tariffa e chi domanda lumi sulla tassa telegragica applicata da Poste Italiane anche ai telegrammi che non sono consegnati al destinatario ma sono imbucati in una cassetta postale.
A questi interrogativi ha risposto sempre l’Ufficio Stampa di Pi. Ancora Farina ha confermato il doppio prezzo per alcuni pagamenti fatti allo sportello postale e intestati a enti locali, come i Comune. «Si tratta - ha spiegato - dei cosiddetti Rav, ossia i «Ruoli Mediante Avviso», un tipo di bollettino che tratta la riscossione di somme iscritte a ruolo. Per questo servizio Poste Italia applica un costo di poco più di un euro, ma 0,13 centesimi vanno anche all’ente destinatario». Il perché della gabella-bis, visto che già l’ente a cui è destinato incassa il pagamento con relativa mora, è un mistero.
Per quanto riguarda poi la tassa telegrafica farina spiega che si tratta di normative regolate dalla legge postale, specificando, però, che «per i telegrammi consegnati in casella postale o in buca, qualora il destinatario sia assente, non c’è sovrapprezzo».
Insomma la tassa telegrafica pagata dal lettore non sarebbe un ulteriore balzello, ma verrebbe compresa nel prezzo del telegramma stesso. Chi ha ragione? Difficile stabilirlo.
Alla fine solo un fatto è certo: l’utente paga sempre e per qualsiasi cosa, disservizio compreso.

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