Cota: "Da attacchino a governatore. A Pontida come 20 anni fa"

Cota: "Da attacchino a governatore. A Pontida come 20 anni fa"

«Mai vista tanta gente il sabato sera», dice Roberto Cota arrivando sul pratone di Pontida dove troneggia la statua di Alberto da Giussano. La prima volta che vi mise piede era il 1990, vent’anni fa, al primo raduno della Lega Nord. Lui di anni ne aveva 22 ed era un militante come tanti. Oggi salirà sul palco da governatore del Piemonte, assieme all’altro neo presidente di Regione, Luca Zaia, e a una pattuglia di quarantenni (da Bricolo a Reguzzoni, da Giorgetti a Zaia, da Tosi ad Alessandri) che sono l’ossatura del Carroccio. Il più vecchio partito presente in Parlamento.
Presidente Cota, che cosa ricorda della sua prima Pontida?
«Ero ragazzo, avevo preso da poco la tessera e non vedevo l’ora di ascoltare Umberto Bossi. E ogni anno sempre la stessa emozione e la stessa festa. L’organizzazione era più artigianale, ma oggi vedo lo stesso filo verde che lega tutti questi anni».
Non avete mai fatto congressi, soltanto i raduni di Pontida e dal 1996 le “tre giorni” lungo il Po verso Venezia.
«Noi siamo per le feste di popolo, vere, spontanee, come vengono: con il solleone, gli acquazzoni, il fango. Il tempo in primavera non si può mai prevedere con precisione e anche questi rovesci improvvisi fanno parte della nostra storia. Non è la festa fatta nel chiuso di un teatro con l’aria condizionata. Il fango è proprio l’immagine della Lega, con la coscienza di aver costruito un altro pezzetto di strada».
Aveva incarichi particolari le prime volte in cui veniva a Pontida?
«Militante semplice. Attaccavo i manifesti tra Novara, Galliate, Romentino, quella zona lì. Dal ’92 ho fatto il segretario cittadino, poi il provinciale e dal 2000 il segretario nazionale della Lega Nord Piemonte, e allora mi occupavo di organizzare i pullman, raccogliere le iscrizioni, quello che fanno tante camicie verdi anche oggi».
Pontida ha conosciuto alti e bassi, anni con maggiore o minore afflusso, addirittura nel 2004 lo stop per la malattia di Bossi.
«A dire il vero la partecipazione è sempre stata alta, il nostro popolo considera Pontida come un appuntamento da non mancare. Venezia a settembre è il momento di lancio della stagione politica, mentre Pontida arriva dopo le elezioni, qui i nuovi amministratori si presentano e giurano fedeltà agli ideali del Carroccio. È l'occasione in cui legare gli eletti alla gente».
Dica una cosa che le piace proprio di Pontida.
«L’attesa del discorso di Bossi, l’intonazione e l’inizio del suo comizio. Tutti gli anni è sempre così. E poi il fuocone del sabato a mezzanotte con i ragazzi, è davvero bello».
I raduni sul “sacro prato” hanno dettato vari passaggi della vostra politica: la secessione, gli alti e bassi nel rapporto con Berlusconi, la svolta federale.
«La Lega ha sempre avuto una linea coerente. I discorsi di Bossi documentano la sua lungimiranza, penso a quando cominciò a parlare di federalismo citando Cattaneo, tutti gli davano del matto mentre oggi è la frontiera per il rinnovamento dell’Italia intera. Oppure sulla globalizzazione: conservo un filmato del 1984 in cui Bossi metteva tutti in guardia e adesso viviamo una crisi figlia della globalizzazione selvaggia. Tutto ciò che Bossi ha detto e gli scenari che ha tracciato si sono rivelati lucidi e precisi».
Questa è la prima Pontida con due governatori padani.
«È un pezzo di federalismo: c’è quello che si attua nelle istituzioni e quello che avanza con la presenza sul territorio e il governo degli enti locali. Sono le due leve della nostra azione».
Che cosa dirà oggi dal palco?
«Parlerò del federalismo e del lavoro. Mercoledì la Regione Piemonte ha varato un piano innovativo per il lavoro da 390 milioni di euro. Racconterò i primi mesi da governatore, di come Bossi in campagna elettorale mi diede questa dritta e di come l’ho realizzata appena insediato, per difendere i posti di lavoro e il benessere delle nostre famiglie».
A proposito di lavoro, da governatore di “casa Fiat” che cosa vuol dire alla Fiom e agli operai di Pomigliano?
«C’è poco da dire: meglio produrre le Panda in Italia che in Polonia».

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