Cota parte di slancio: Bresso staccata di quattro punti perde pure a Torino

E dire che recentemente lo hanno accusato di condurre una campagna elettorale troppo soft, troppo blanda, senza la sufficiente personalità e con poca presenza sul territorio. Troppo «low profile», insomma. Ora, alla luce di quelle critiche, il risultato ottenuto ieri dev’essere, per Roberto Cota, ancor più ricco di soddisfazioni. Perché ai piemontesi, evidentemente, il «low profile» piace.
È quanto sancito da un sondaggio Swg, che ha accreditato al 41enne candidato leghista per il centrodestra alla Regione Piemonte ben 4 punti di vantaggio rispetto alla sua principale oppositrice, la presidente in carica Mercedes Bresso. Il grado di fiducia per Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera, è del 57%, contro il 53% ottenuto dalla Bresso, sostenuta nella corsa alla riconferma da Pd e Udc.
Un risultato tanto più importante se analizzato provincia per provincia. Se infatti mediamente a livello regionale Cota tiene la «Zarina» a 4 punti di distanza, nella provincia di Torino, storica roccaforte rossa, riesce a mantenere comunque un punto di vantaggio. Non solo. Alla domanda «Secondo lei chi è maggiormente capace di amministrare la Regione... », il 39% dei cittadini piemontesi risponde il centrodestra. Il centrosinistra si ferma al 27%.
«Io bado al sodo», aveva risposto Cota alle critiche piovutegli addosso dal Secolo d’Italia, foglio di riferimento dei finiani nel Pdl, circa una sua presunta latitanza dal «porta a porta elettorale» in regione a favore della frequentazione dei palazzi della capitale. E se con «sodo» Cota intendeva avvicinarsi al voto con percentuali sempre più favorevoli - secondo il sondaggio la Lega incassa a gennaio il 18% delle intenzioni di voto dei piemontesi, contro il 12,6% delle Politiche del 2008 e il 15,7% delle Europee del 2009 - la missione è compiuta.
«Sono fiero della mia campagna di basso profilo - ha dichiarato Cota -. Perché io sono piemontese e so a cosa badano i piemontesi quando scelgono un politico. E poi, coi tempi che corrono, non mi sembra proprio opportuno spendere grandi cifre per una campagna elettorale chiassosa. Nonostante quella del Piemonte sia una sfida difficile - ha commentato - perché è una regione dove la sinistra ha radicato il suo potere negli anni. Ma penso che questa sia la volta buona per cambiare». «Possiamo farcela - ha concluso - se continueremo a porci in modo sobrio e chiaro agli elettori. Le posizioni ambigue, come quelle mantenute dal Pd e dalla Bresso sulla Tav, non vengono perdonate dai piemontesi».