La crescita c'èDella Rabbia

Il fine d'anno di Monti: tre ore di conferenza stampa. Per fare una sviolinata ai tedeschi e non dire nulla agli italiani

Sarà l'abitudine dei professori a parla­re fino a che non suona la campanel­la, sarà che i professori hanno alcuni doti ma non quella della sintesi, sarà che stare ore in diretta tv piace non solo ai poli­tici ma anche ai tecnici, sarà anche per tutto questo ma ieri la conferenza stampa di fine an­n­o del premier Mario Monti non finiva davve­ro più. Oltre due ore e mezzo per dire quasi nul­la. Parole forbite, sfoggio di inglesismi, qual­che freddura: il professore ha spiegato a noi cit­tadini studentelli come gira il mondo. Non che la cosa non ci interessi, anzi. Lezione inte­ressante. Ma volevamo sapere altro. Qualcu­no­ dei giornalisti ci ha anche provato a chiedere cose molto banali, tipo: dopo averci tassato come bestie che cosa intende fare per lo svilup­po? Niente, come accade nelle aule universita­rie, i professori rispondono solo se e come vogliono. Così festeggeremo domani Capodan­no con alcune curiosità inappagate. Meno una: da ieri sappiamo - giuro l’ha detto lui - a chi parla Monti. Ai tedeschi. Sì, ha proprio det­to che lui è lì a Palazzo Chigi per convincere l'opinione pubblica tedesca che lo guarda con apprensione. Ora, a parte la megalomania di uno che pensa che i tedeschi si sveglino al mat­tino angosciati da che cosa farà Monti, mi chie­do che diavolo ce ne freghi a noi dei tedeschi. Ci abbiamo combattuto contro una guerra mondiale e mezzo, abbiamo contenziosi aper­ti per stragi di nostri civili e ancora dobbiamo tenerceli buoni?

Io preferirei un presidente del consiglio che parlasse prima agli italiani che ai tedeschi, ma­gari con meno supponenza e reticenza di quanto ha fatto ieri. Io vorrei che oltre al Finan­cial Times leggesse anche i quotidiani italiani, cosa che ha detto di non fare per mancanza di tempo. Perché se li leggesse scoprirebbe un P­a­ese reale che non è quello che incrocia nei club e negli alberghi esclusivi del mondo. I quoti­diani italiani raccontano di imprenditori che si sparano perché lo Stato, cioè lui, non paga. Raccontano gli assurdi privilegi delle caste che lui non vuole toccare. Raccontano di un Paese che la pressione fiscale sta mettendo in ginocchio ben più di quanto faccia lo spread manovrato dai suoi amici banchieri. Raccon­tano di un Paese in cui la rabbia sta salendo e che chiede al suo premier di parlare chiaro, in italiano e, se il caso, che mandi al diavolo i tede­schi. Tutte cose che ieri non sono accadute.