«Crolla il mito dell’omosessuale chic»

Fa ancora più impressione il gergo machista usato per parlare di maschi. Fa impressione che grigi funzionari si nutrano di esotiche dipendenze, che uomini di cantiere contrattino il sesso con altri uomini, che ordinino al telefono stazza, pelle, età e prestanza di corpi con cui pregustano di frastornarsi. Corpi a cui daranno il loro da giocare.
Le intercettazioni tra l’ex presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici, Angelo Balducci e due «procacciatori» di ragazzi (alcuni, pare, addirittura seminaristi), ci obbligano a riposizionare la fantasia o, almeno, a farla correre molto di più. «Angelo... io non ti dico altro. È alto 2 metri, per 97 chili, 33 anni, completamente attivo» poi Chinedu Thomas Ehiem, detto «il religioso» fornisce a Balducci anche «le misure», le altre. E poi ancora, per invogliare Balducci, «l’ingegnere», il «gentiluomo di sua Santità»: «Angelo... Ho una situazione di Napoli», «ho una situazione cubana», «ho un tedesco appena arrivato dalla Germania», «ho due neri», «ho il calciatore», «ho il ballerino Rai»...
«Cose dell’altro mondo», insomma. Come il titolo del libro di Daniele Scalise, giornalista, scrittore, curatore, fino al 2004, di una rubrica sul Foglio di Giuliano Ferrara dal titolo, machista pure quello, Froci, autore anche di Lettera di un padre omosessuale alla figlia. «È la parità. Chissà come dovrebbero esprimersi gli omosessuali parlando di sesso. Esattamente come gli eterosessuali quando parlano di culi e tette. Gli omosessuali parleranno solo dei primi e di qualcos’altro. Ma è ovvio che il linguaggio sia lo stesso. Così finalmente la finiranno con questo luogo comune secondo il quale i gay sono sempre e comunque raffinati, colti, delicati. Ho amici gay che non hanno mai letto un libro, si vestono da non poterli guardare, non sanno cosa sia il bello. Poi intendiamoci, non vado fiero di come certi omosessuali si esprimono parlando di faccende di lenzuola» si dissocia Scalise. Ammesso che si possa chiamare sesso quel che viene consumato a quei ritmi. Telefonate di questo genere pare raggiungessero Balducci (peraltro padre di famiglia) ogni due, tre giorni. «Non mi stupisce affatto. Ho visto tanti signori di una certa età mettere mano al portafoglio nel momento in cui l’avvenenza o la prestanza li abbandonava. Gli etero lo fanno con le escort o con le prostitute, gli omosessuali con i maschi. Il problema è un altro. Il problema sono quelli che fanno parte della vecchia omosessualità. Quelli che si vergognano, che restano sposati, fanno figli, vivono in uno stato di esposizione al ricatto, quelli che si auto criminalizzano. Che poi è il perfetto identikit del cliente delle trans. Il fatto che ci sia ancora un seno taglia sesta, oltre «al resto», li rassicura, li mette un po’ al riparo da ciò che non vogliono confessare».
Anche Scalise ha avuto una figlia da un matrimonio eterossessuale finito tanto tempo fa, ormai ha un compagno da 22 anni. È a lei che ha dedicato il libro confessione per spiegare la sua «metamorfosi», se così la si può definire. Però Scalise si considera un omosessuale della nuova generazione «uno di quelli liberati da Angelo Pezzana e dal suo movimento. Il “Fuori”, la prima associazione gay italiana. Era il 1972. Sono figlio di quel clima. A sinistra in particolare c’era molta promiscuità in quegli anni. Sono uno di quegli omosessuali a cui piacciono i maschi». Una spallata alle escort, una minaccia per i trans, un cono d’ombra sulle cronache pruriginose degli ultimi mesi. Ora arriva l’ondata gay. Che porta fino in Vaticano.
Va a finire che aveva ragione Alessandro Cecchi Paone quando diceva che c’è un’inaspettata quantità di omosessuali criptata dietro vite apparentemente irreprensibili. «Secondo una benevola statistica, in Italia ci sarebbero 5 milioni di omosessuali. Io ne conosco molti di più» conclude Scalise. Come dire, visto? Io non esagero è il resto del mondo che si trattiene. E quando smette di trattenersi...

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