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Accuse di violenza e abusi psicologici, chef Redzepi si dimette dalla guida dell'iconico Noma

Tutto è cominciato da una dettagliata inchiesta pubblicata dal New York Times, in cui sono state raccolte le 35 testimonianze di ex dipendenti del locale che hanno parlato di "clima di terrore"

Accuse di violenza e abusi psicologici, chef Redzepi si dimette dalla guida dell'iconico Noma
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Finisce con le dimissioni la spinosa vicenda che ha visto come protagonista René Redzepi, famoso chef danese, nato a Copenaghen, co-fondatore del ristorante pluripremiato Noma. Tutto è cominciato da una dettagliata inchiesta pubblicata dal New York Times, in cui sono state raccolte le 35 testimonianze di ex dipendenti del locale.

Questi, impiegati al Noma dal 2009 al 2017, hanno riportato racconti molto simili in cui si parla di un vero e proprio clima di terrore instaurato da Redzepi. Lo chef tiranneggiava fra i suoi sottoposti, arrivando anche ad aggredirli. Qualcuno sarebbe stato preso a pugni, oppure spinto contro il muro. Altri, invece, hanno denunciato di aver subito abusi di natura psicologica, con minacce di licenziamento, espulsione per i dipendenti stranieri e insulti sull'aspetto fisico. Gravissimo un episodio verificatosi nel 2014. Secondo quanto riferito da un testimone, durante un servizio serale lo chef avrebbe obbligato 40 cuochi a disporsi in cerchio all'esterno del locale (era freddo, e tutti indossavano soltanto una maglietta e il grembiule) per assistere alla punizione di un giovane sous-chef che aveva ascoltato musica techno in cucina. Il ragazzo sarebbe stato costretto a pronunciare una frase umiliante per scontare la sua pena. Già a febbraio, prima dell'inchiesta del New York Times, alcuni ex collaboratori avevano cominciato a diffondere in forma anonima certi racconti.

Da parte sua, Redzepi ha voluto scusarsi con gli ex dipendenti e ha ammesso le proprie colpe. "Riconosco che i cambiamenti fatti negli anni non riparano il passato. Un'apologia non è sufficiente; mi assumo la responsabilità delle mie azioni", ha scritto sul suo profilo social. Lo chef ha inoltre spiegato di aver cercato di combattere questo suo lato di sé affrontando anni di terapia.

Lo scandalo ha colpito proprio mentre il Noma stava inaugurando un esclusivo pop-up a Los Angeles. La protesta è dilagata e non è stato possibile evitarla. Alcuni sponsor, come American Express e Blackbird, hanno deciso di prendere le distanze, Redzepi si è trovato isolato e aspramente criticato. Da qui la scelta di farsi da parte.

Nel messaggio pubblicato ieri René Redzepi ha annunciato di aver rassegnato le proprie dimissioni. Co-fondatore del Noma insieme a Claus Meyer e azionista di maggioranza (75%), lo chef si è quindi fatto da parte. "So che questi cambiamenti non possono cancellare ciò che è accaduto. Le scuse, da sole, non bastano: mi assumo la responsabilità delle mie azioni.

Dopo oltre vent'anni passati a costruire e guidare questo ristorante, ho deciso di farmi da parte e lasciare che gli straordinari leader che oggi ne fanno parte accompagnino Noma nel suo prossimo capitolo. Ho inoltre rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Mad, l'organizzazione non profit che ho fondato nel 2011", ha dichiarato.

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