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"Il killer non si lavò le mani nel lavandino", la perizia che scagiona Alberto Stasi

Nessuno si pulì le mani nel lavandino, e a dimostrarlo sarebbero i quattro capelli scuri trovati nel lavabo. Ecco cosa emerge dal nuovo esame sul delitto di Garlasco

"Il killer non si lavò le mani nel lavandino", la perizia che scagiona Alberto Stasi
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Continuano ad arrivare importanti informazioni riguardanti l'omicidio di Chiara Poggi. Nell'accurato studio svolto dai Ris di Cagliari non viene tralasciato nulla, ogni elemente è stato ben esaminato, e questo ha portato a riscrivere tutta la scena del crimine.

Ci sarebbe un dettaglio importante, emerso dall'ingente documentazione consegnata alla procura di Pavia, che riuscirebbe addirittura a scagionare del tutto Alberto Stasi, ribaltando quanto invece venne dato per certo nel passato processo.

Nel 2015, Stasi venne condannato in via definitiva. Nella sentenza di condanna, i giudici della Corte d'Assise d'Appello puntarono il dito su alcune impronte lasciate dal giovane sul dispenser del sapone collocato sul lavandino del bagno di casa Poggi. Secondo la ricostruzione che venne fatta all'epoca, il ragazzo, dopo aver gettato giù dalle scale il corpo della fidanzata, raggiunse il bagno per lavarsi. "Le manovre di lavaggio sono evidentemente state poste in essere con notevole accuratezza, tanto che, come si è visto, non venivano rilevate tracce di sangue né sulla leva del miscelatore, né sul dispenser, né nel sifone del lavandino", si leggeva nelle motivazioni della sentenza.

Per molto tempo in tanti si sono chiesti: che fine aveva fatto il sangue, se Stasi, dopo aver ucciso Chiara, si era lavato le mani? Domanda che, in effetti, ha sempre diviso l'opinione pubblica.

Il risultato del lavoro dei Ris di Cagliari ha consentito ai nuovi inquirenti di ricostruire un'azione ben diversa. Secondo gli inquirenti, Chiara Poggi avrebbe ricevuto gli ultimi colpi quando si trovava sui gradini della scala interna della sua abitazione. "L'aggressore si sporca le scarpe ripassando nel disimpegno davanti alla porta a libro e quindi va a generare poi le tracce nel bagno, nel salottino e in cucina", osservano gli inquirenti.

Dopo aver compiuto queste azioni, l'assassino torna a guardare il corpo senza vita della ragazza, sporgendosi. È a questo punto che, secondo gli investigatori, sarebbe stata prodotta l'impronta 33 e la traccia N1 (quella della scarpa).

I carabinieri escludono che l'assassino si sia lavato le mani in bagno.

"Nel lavandino del bagno non vennero mai trovate tracce di sangue, e la presenza di ben 4 capelli scuri lunghi nel lavabo, esclude che su quella superficie ci possa mai esser stata un'azione di pulizia, tanto più, accurata", spiegano.

Ecco perché le impronte di Alberto Stasi rinvenute sul dispenser del sapone significano molto poco ai fini dell'indagine.

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