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La madre dei neonati sepolti vivi. "Non volevo far loro del male"

La pm chiede 26 anni e chiama per nome i bimbi: "Erano reali". Chiara: "Inizio a capire"

La madre dei neonati sepolti vivi. "Non volevo far loro del male"
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Ha 22 anni e la Procura chiede che trascorra i prossimi 26 in carcere. Niente ergastolo per via delle attenuanti che compensano le aggravanti: questa è la richiesta del procuratore Alfonso D’Avino per Chiara Petrolini accusata di aver ucciso e sepolto in giardino i suoi figli.
Duplice omicidio volontario e aggravato, duplice soppressione di cadavere.
Ieri, per la prima volta, la ragazza ha parlato. Un biglietto ripiegato esce dalle tasche della giacca blu, la voce resta monocorde per 7 minuti. Anche quando pronuncia le parole più atroci. Anche se non nomina mai i figli per nome. «Non sono un’assassina, non volevo fare male ai miei bambini», la tesi che da sempre sostiene e che ha provato a spiegare: «Non pensavo di essere incinta, mi dicevo che, se fosse stato così, gli altri lo avrebbero capito». Del primo parto, il 12 maggio 2023, Petrolini dice di ricordare poco: «A quell’epoca ero semmai in ansia per la salute di nonna. Quella sera ho sentito mal di pancia, ho spinto e mi son ritrovata questo bambino». La cosa più ovvia? «Seppellirlo per stargli sempre vicino». Va anche peggio al secondo parto, il 7 agosto 2024: «Pensavo di avere il ciclo, ho spinto ed è nato, ho tagliato il cordone e sono svenuta. Poi l’ho messo in giardino. Sul momento non mi è venuto in mente del primo bambino». Parole agghiaccianti, dichiarazioni spontanee dopo 3 perizie psichiatriche e un anno e mezzo di arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A Petrolini vengono riconosciute le attenuanti generiche per giovane età ed immaturità, senza che questo infici, però, la sua lucidità e piena capacità di intendere e volere. Infatti il pm Francesca Arienti precisa: «Pur non avendo telecamere che dimostrino, per esempio, che si schiacciasse pancia o nascondesse la gravidanza, la sua condotta, anche con sigarette, alcol e marjuana, e soprattutto le ricerche del suo telefono, sono univoche: ’come nascondere la gravidanza’, ’come indursi il parto’, ’dopo quanto puzza un cadavere’.
Sono tutte ricerche di morte, mai di salvezza per quei bimbi». È lei, la Pm a nominarli: «Parliamo di Domenico Matteo ed Angelo Federico, nati non solo sulla carta, ma esistiti, se pur per poche ore». Per la madre, invece, son sempre «i bambini», poco più che bambole di intralcio ad una vita perfetta. Anzi, lei prova anche a descrivere il suo abisso: «Che io dopo il parto sia uscita, al bar, dall’estetista, non significa che non provassi dolore, mi sentivo sola anche quando non lo ero. Ho fatto una cosa sbagliata di cui comincio ora a rendermi conto». E allora perché tutto quel silenzio con i genitori ed il fidanzato? Erano tutti presenti, più impietriti che silenziosi. In realtà, la famiglia di Samuel Granelli, il padre mancato, ha dato anche cifre precise alla tragedia. L’avvocato Monica Moschioni ha chiesto come risarcimento di parte civile 800mila euro per il padre, 350 per Cristian, il nonno.

La madre, invece, assistita da Pierfrancesco Guido ha quantificato in 500 mila euro il suo dolore. Il 27 marzo la parola passerà alla difesa di Petrolini, con l’avvocato Nicolò Tria. La sentenza è attesa per il 24 aprile.

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