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Mahmood chiamato come testimone nel processo per stupro che coinvolge lo stilista Riccardo Tisci: cosa emerge dagli atti americani

Mahmood sarà ascoltato come testimone nel processo civile contro Riccardo Tisci per la presunta aggressione sessuale denunciata dal 35enne Patrick Cooper a New York

Mahmood chiamato come testimone nel processo per stupro che coinvolge lo stilista Riccardo Tisci: cosa emerge dagli atti americani

Il nome di Mahmood compare ora ufficialmente negli atti di un delicato procedimento giudiziario negli Stati Uniti. Il cantante italiano, infatti, è stato indicato come testimone nel processo civile per presunta violenza sessuale che vede coinvolto il celebre stilista e designer italiano Riccardo Tisci,ex direttore creativo di Givenchy e Burberry, accusato dal 35enne Patrick Cooper di averlo drogato e abusato sessualmente di lui durante il Pride Weekend di New York del 2024. Mahmood non risulta indagato né accusato di alcun reato. Il suo nome compare esclusivamente perché, secondo la ricostruzione depositata negli atti, sarebbe stato presente durante la serata contestata e potrebbe quindi riferire elementi considerati rilevanti per il procedimento.L’amicizia tra Tisci e Mahmood non è un mistero: i due si conoscono da tempo, il cantante è stato testimonial per campagne pubblicitarie curate dallo stilista e in passato sono stati fotografati insieme in vacanza o durante festeggiamenti di compleanni esclusivi, fino a quando le loro apparizioni pubbliche congiunte si sono interrotte nel corso del 2024.

La frase di Patrick Cooper negli atti

Secondo quanto emerge dai documenti della causa, redatti e ricostruiti dal giudice Kaplan e diffusi dal giornalista Louis Pisano tramite il portale PACER Patrick Cooper sostiene di aver consumato un solo drink quella sera e che a consegnarglielo sarebbe stato proprio Mahmood, come riportato anche da Mow e dal Fatto Quotidiano venuto in possesso dei documenti. Negli atti viene riportata una dichiarazione attribuita al 35enne: “È stato Mahmood ad avermi portato l'unico drink che ho bevuto, credo ci fosse qualche tipo di droga dentro perché non ci possono essere altre spiegazioni per il mio blackout. Io con Tisci non avevo alcuna intenzione di fare sesso”. La presunta vittima sostiene di aver perso improvvisamente lucidità dopo quel drink e di essersi poi risvegliato nudo nell’abitazione dello stilista senza ricordare quanto accaduto nelle ore precedenti.

La notte del Pride a New York

La vicenda risale alla notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, durante il weekend del Pride di New York. Secondo gli atti giudiziari, Cooper avrebbe incontrato Riccardo Tisci tramite un amico comune, Michael Alexander. Insieme avrebbero poi raggiunto il locale “2 Sisters 4 Brothers Restaurant and Lounge”, ad Harlem. Nella documentazione depositata presso la Corte Distrettuale del Distretto Meridionale di New York viene riportato che, prima di entrare nel locale, Tisci e Mahmood avrebbero parlato tra loro in italiano, lingua che né Cooper né Alexander comprendevano. Sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, Cooper avrebbe bevuto il drink consegnato da Mahmood e, poco dopo, avrebbe avuto un blackout improvviso durante un’assenza di circa quindici minuti dell’amico Alexander.

La difesa di Tisci nega tutto

Riccardo Tisci ha respinto categoricamente ogni accusa. Attraverso i suoi legali e un portavoce, l’ex direttore creativo di Givenchy e Burberry ha definito le contestazioni “categoricamente false”, annunciando l’intenzione di dimostrare la propria innocenza in tribunale. Negli atti depositati il 15 maggio 2026, la difesa dello stilista ha chiesto formalmente alla Corte americana di attivare una rogatoria internazionale per ottenere la testimonianza di Mahmood in Italia.

Gli avvocati sostengono infatti che il cantante sia “un testimone diretto degli eventi” e che la sua deposizione possa aiutare a chiarire sia lo stato psicofisico di Cooper sia le dinamiche avvenute nel locale di Harlem.

La richiesta di interrogare Mahmood in Italia

La difesa di Tisci ha spiegato che Mahmood avrebbe rifiutato una deposizione volontaria. Per questo motivo i legali hanno chiesto alla Corte statunitense di attivare i canali della cooperazione giudiziaria internazionale previsti dalla Convenzione dell’Aia. Nella richiesta viene domandato anche che il cantante porti con sé il proprio telefono cellulare, perché potrebbe contenere “messaggi di testo o WhatsApp rilevanti” per il procedimento.

Le 64 domande preparate dalla difesa

I documenti resi pubblici comprendono anche un elenco di 64 domande che la difesa di Tisci vorrebbe porre a Mahmood sotto giuramento. Tra queste compaiono quesiti molto diretti: “Lei consegnò personalmente drink a Patrick Cooper?”, “Riccardo Tisci le chiese di mettere qualche droga nel drink di Patrick Cooper?” e ancora “Lei mise qualche droga nel drink di Patrick Cooper?”. È fondamentale ricordare che Mahmood non è formalmente accusato di alcun coinvolgimento nei fatti e il suo nome compare esclusivamente come possibile testimone della serata.

Il racconto del blackout e il risveglio nell’appartamento

Nel “Memorandum Opinion” firmato dal giudice federale Lewis A. Kaplan il 3 dicembre 2025, viene ricostruita la versione fornita da Cooper. Secondo il giudice, il 35enne sostiene di non essere ubriaco né sotto effetto di droghe quando arrivò al locale e di aver bevuto un solo drink. Cooper racconta di essersi poi risvegliato completamente nudo in un appartamento sconosciuto, con Tisci anch’egli nudo sopra di lui mentre lo baciava con forza. Sempre secondo il suo racconto, sarebbe riuscito ad allontanarsi in stato di panico lasciando rapidamente l’abitazione.

Le incongruenze emerse nei documenti

Uno degli elementi più discussi della vicenda riguarda però alcune differenze tra la prima denuncia presentata da Cooper e gli atti successivi. Nei documenti iniziali depositati nell’aprile 2025, infatti, il nome di Mahmood non compare mai. In quella prima versione dei fatti, Cooper attribuiva direttamente a Riccardo Tisci la presunta alterazione del drink, senza citare il cantante italiano né collocarlo sulla scena. Questo aspetto viene oggi utilizzato dalla difesa per contestare la coerenza della ricostruzione accusatoria.

Il giudice: “Nessun verdetto di colpevolezza”

La Corte, al momento, non ha emesso alcuna sentenza definitiva e non ha stabilito che i fatti raccontati da Cooper siano veri. Il giudice Kaplan ha semplicemente ritenuto che, nella fase preliminare del procedimento, le accuse fossero sufficienti per permettere al processo di proseguire su diversi capi d’accusa.

Lo stesso magistrato ha precisato che sarà necessario verificare in seguito se le prove riusciranno davvero a confermare la versione dell’accusa. Nel frattempo, restano pendenti le accuse civili per aggressione, abuso sessuale, falsa detenzione, violazione della legge di New York contro la violenza di genere e inflizione intenzionale di sofferenza emotiva.

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