Per la prima volta rompe il silenzio davanti alle telecamere e chiede che vengano riesaminate le prove che hanno portato alla condanna del padre. Nicolas Bossetti, figlio di Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio a Brembate di Sopra, interviene sul caso in televisione e solleva nuovi interrogativi sugli accertamenti genetici che hanno avuto un ruolo decisivo nel processo. Lo fa in un’intervista esclusiva a Ore 14 Sera, il programma condotto da Salvo Sottile, in onda questa sera alle 21.40 su Rai 2. Parole che arrivano a soli tre giorni dall’ennesimo no della giustizia alla richiesta di nuove analisi avanzata dai difensori del muratore di Mapello, condannato in via definitiva all’ergastolo.
Il riferimento è inevitabilmente al delitto di Garlasco, tornato al centro dell’attenzione per i nuovi accertamenti sull’omicidio di Chiara Poggi. Ma il figlio di Bossetti va oltre, contestando apertamente la gestione delle prove scientifiche nel procedimento che ha coinvolto suo padre. “Se questa è la nostra Garlasco 2? Molto peggio di una Garlasco 2, perché un caso così non è mai successo in Italia, con così tanti errori giudiziari e senza mai la possibilità di difendersi, di dare possibilità alla difesa di visionare e riprovare a vedere se il DNA combaci effettivamente con Ignoto 1, che attualmente è dentro il carcere”, afferma Nicolas nell’intervista televisiva.
Al centro delle sue dichiarazioni c’è dunque il DNA di Ignoto 1, il profilo genetico individuato sugli indumenti della tredicenne e successivamente attribuito a Massimo Bossetti. Una prova che il figlio del condannato vorrebbe vedere nuovamente sottoposta ad accertamenti, riprendendo una richiesta sostenuta da tempo dai legali del padre.
Il suo intervento arriva dopo quanto accaduto lunedì, quando la Corte d’Assise di Bergamo ha rigettato l’istanza presentata dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini. I difensori avevano chiesto di poter effettuare nuove analisi sui reperti e sui campioni biologici conservati, utilizzando tecniche aggiornate, oltre ad acquisire ulteriore documentazione relativa agli accertamenti svolti durante le indagini. La richiesta era stata avanzata anche alla luce delle immagini ad alta risoluzione dei reperti, recentemente messe a disposizione della difesa.
I giudici hanno però respinto l’istanza, ritenendo che gli elementi prospettati non fossero tali da mettere in discussione il quadro probatorio alla base della condanna. In particolare, la Corte ha richiamato la presenza del profilo genetico attribuito a Bossetti in più punti degli indumenti della vittima e ha giudicato non decisiva l’eventuale individuazione di ulteriori tracce biologiche. Una decisione che non ha convinto i difensori del muratore. “Andremo avanti, sicuramente in Cassazione”, aveva annunciato Salvagni dopo il pronunciamento. Di segno opposto la posizione degli avvocati dei genitori di Yara, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, che si erano opposti alla richiesta di nuovi accertamenti. “Si vuole fare un Garlasco 2, ma faremo il possibile per evitarlo”, quanto dichiarato al termine dell’udienza, prima della decisione dei giudici.
A distanza di tre giorni, a richiamare proprio quel paragone è Nicolas Bossetti. Da una parte la condanna definitiva del padre per l’omicidio della tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita tre mesi dopo. Dall’altra, la richiesta della famiglia del condannato di poter sottoporre nuovamente a verifica gli elementi scientifici del processo. Una posizione che il figlio di Bossetti porta ora per la prima volta davanti alle telecamere.
