Non solo il Cefalù di Roma a tener banco nella vicenda che vede coinvolti Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. C’è un secondo ristorante che entra nella vicenda che ruota attorno all’ex conduttore di Report: si tratta della Taverna dei Doria, a Rocca Massima, in provincia di Latina, paese d’origine della famiglia Ranucci. Come rivelato da Open, il locale è riconducibile alla famiglia di Laura Cianfoni, ex sindacalista della Cisl già comparsa nelle carte e nelle fotografie relative alla vicenda. La società che gestisce il ristorante è amministrata dal padre, Augusto Cianfoni, a sua volta storico dirigente sindacale della Cisl.
Laura Cianfoni è stata più volte in contatto con Ranucci e avrebbe avuto anche un ruolo di collegamento con l’ambiente di Lavitola nei giorni più delicati dell’inchiesta romana. È lei, sempre secondo quanto circolato, ad aver inviato a Natalia Potenza, compagna di Lavitola, l’ordinanza dei magistrati nella notte della perquisizione al titolare del Cefalù.
Una chat che la stessa Potenza avrebbe poi messo a disposizione della Procura di Roma. Nel suo telefono, il contatto della Cianfoni risultava salvato con la dicitura “Laura fidanzata Ranucci”. Un elemento contenuto nel materiale acquisito dagli inquirenti e che al momento non equivale di per sé alla prova della natura effettiva del rapporto tra i due.
Il nome della Taverna dei Doria porta la vicenda anche a Rocca Massima, sui monti Lepini, dove Ranucci conserva un forte legame familiare. Proprio qui, anche la scorsa estate, il giornalista ha trascorso alcuni giorni nella casa di famiglia. Dal 2025 Ranucci è inoltre cittadino onorario del paese. Ma sul ristorante emerge anche un altro elemento, questa volta esclusivamente economico. I conti della società che gestisce la Taverna dei Doria mostrano infatti una situazione complicata. Nel 2025 i ricavi si sono fermati a 162.396 euro, in diminuzione rispetto ai 174.660 euro dell’anno precedente. L’esercizio si è chiuso con una perdita di 35.983 euro, dopo i 34.098 euro di rosso registrati nel 2024.
Nella documentazione societaria Augusto Cianfoni mette nero su bianco la situazione: “La perdita dell’esercizio, sommata alle perdite pregresse, determina l’integrale erosione del capitale sociale e l’emersione di un patrimonio netto negativo”. Il capitale sociale, si legge ancora, risulta dunque integralmente assorbito dalle perdite. Per mantenere in piedi la società si è resa necessaria una nuova iniezione di risorse da parte dei soci.
Insomma, dopo il Cefalù di Lavitola nella storia che accompagna l’inchiesta romana compare ora anche un secondo ristorante. Questa volta non a Roma, ma nel paese al quale Ranucci è legato dalle sue origini familiari.
