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"La Russa jr davvero dispiaciuto" per la ragazza che l'ha denunciato

Il gup, per cui è "congruo" il risarcimento di 25mila euro: il ragazzo ha preso coscienza dei fatti

"La Russa jr davvero dispiaciuto" per la ragazza che l'ha denunciato
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Leonardo Apache La Russa (nella foto) «ha mostrato sincero dispiacere per le sofferenze» causate alla giovane e una «presa di coscienza in ordine alla condotta» che gli veniva contestata. Inoltre da parte del giovane, figlio minore del presidente del Senato, c'è stato uno «spontaneo adempimento risarcitorio», con una «offerta congrua e idonea» per il danno «patito» dalla ragazza che lo ha denunciato per revenge porn.

Così il gup Maria Beatrice Parati nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso dicembre ha ritenuto «congrua» l'offerta di risarcimento di 25mila euro da parte di La Russa jr a favore della parte offesa. Questo nonostante la ragazza, con l'avvocato Stefano Benvenuto, non abbia mai accettato il denaro. Il giudice ha quindi dichiarato estinto il reato per il giovane, assistito dagli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni. Il caso era nato in conseguenza a un'altra denuncia della stessa ragazza per violenza sessuale dopo la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023 trascorsa a casa La Russa (quella ipotesi di reato è stata archiviata). Per il giudice, che ha emesso sentenza di «non doversi procedere», non è nemmeno necessario, come invece chiedevano l'aggiunto Letizia Mannella e il pm Rosaria Stagnaro, un «percorso psicologico riparativo» dell'imputato. Il gup ha tenuto conto infine del «contegno tenuto dall'imputato dopo i fatti», che si evince da una lettera depositata in udienza a novembre in cui si diceva dispiaciuto in modo «sincero» ed esprimeva il desiderio di parlare con la vittima. Sempre il giudice ha invece condannato a un anno, con pena sospesa, l'amico dj di Leonardo La Russa, Tommaso Gilardoni, anche lui imputato per diffusione (a un altro amico) di immagini intime senza il consenso della giovane. Gilardoni, difeso dagli avvocati Alessio Lanzi e Luigi Stortoni, aveva scelto il rito abbreviato.

Leonardo La Russa era accusato di aver inviato su WhatsApp a Gilardoni, «dopo averlo realizzato» quella notte, un video «a contenuto sessualmente esplicito», che ritraeva la ragazza e senza il suo «consenso». Il giudice nelle motivazioni chiarisce perché in questo caso il reato può estinguersi con la «integralità del risarcimento». Nel documento si legge che la parte civile ha chiesto a novembre danni per 160mila euro, con un «progressivo incremento ingiustificato» della cifra. Il gup precisa che in questa vicenda va risarcito il danno «morale» subito dalla parte offesa. Il fatto cioè che quel filmato ha «leso la sua privacy» e le ha creato un «sentimento di vergogna» e un «turbamento psicologico». Non c'è però un danno da «clamore mediatico», perché questo era già scaturito dall'inchiesta per violenza sessuale. L'atto aggiunge che «l'azione delittuosa si è sostanziata in un singolo invio» in un contesto in cui, come risulta dall'archiviazione della prima tranche, «non vi è stata coartazione (costrizione, ndr)». E il «destinatario del file» di «breve durata» è «un soggetto con cui la parte civile ha intrattenuto, poco dopo, un rapporto sessuale». Elementi che, per il giudice, «pur non escludendo la rilevanza e la rimproverabilità del fatto», incidono sulla congruità della somma, «pienamente satisfattiva» sulla base delle «tabelle milanesi».

Il «percorso psicologico» di giustizia riparativa è «certamente apprezzabile», ma non necessario per estinguere il reato, anche perché è sufficiente il «contegno positivo» del giovane, che ha manifestato «resipiscenza». La parte offesa aveva fatto sapere, tramite il legale: «Sicuramente impugnerò il provvedimento».

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