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Si suicida in Svizzera dopo la morte del figlio, la famiglia di Wendy Duffy fa causa alla clinica

Partita la causa contro la Pegasos Swiss Association, società che gestisce la clinica in cui Wendy Duffy è morta con suicidio assistito

Si suicida in Svizzera dopo la morte del figlio, la famiglia di Wendy Duffy fa causa alla clinica
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La drammatica storia di Wendy Duffy, ex assistente sociale, ha fatto il giro del mondo. La 56enne inglese, ma riuscita a riprendersi dopo la prematura scomparsa del figlio, ha deciso di porre fine alla sua vita rivolgendosi a una clinica specializzata in Svizzera. Il mese scorso, la donna ha così raggiunto la clinica Pegasos, a Basilea, dove è morta pur non soffrendo di alcuna grave malattia.

La vicenda ha chiaramente diviso l'opinione pubblica. Il dibattito sulla triste vicenda è ancora molto acceso, ed è stato arricchito dalla recente notizia della mossa legale intrapresa dai familiari della donna contro la clinica.

A due settimane di distanza dalla scomparsa della 56enne, i parenti hanno deciso di portare il caso in tribunale, facendo causa alla Pegasos Swiss Association, società che gestisce la clinica. A quanto pare, infatti, nessuno dei familiari sarebbe stato informato dell'estrema decisione di Wendy Duffy.

"Non ci hanno avvertito di ciò che stava accadendo", ha dichiarato a LBC la sorella gemella della donna, spiegando che la famiglia è venuta a sapere della morte attraverso la stampa. "Se l'avessi saputo, sarei corsa subito a Birmingham e l'avrei fermata. Avrei fatto tutto il possibile; l'avrei trattenuta con tutte le mie forze".

La clinica svizzera è stata aspramente criticata per non aver contattato la famiglia prima che venisse svolta la procedura. La Pegasos afferma il contrario, ma secondo i parenti ciò non corrisponde alla verità.

Interpellato dal Daily Mail, Ruedi Habegger, fondatore della Pegasos, ha ribadito: "Posso confermare che i quattro fratelli sono stati informati. Hanno dato il loro consenso". Oltre a ciò, Habeggar ha ricordato che la 56enne britannica aveva superato la sua valutazione psichiatrica finale, effettuata una settimana prima del decesso, e si era detta "molto determinata".

I familiari, però, insistono: “Pegasos ha preso una donna di 56 anni in perfetta salute, senza escluderla a causa di problemi di salute mentale. Come può una persona, per il solo fatto di soffrire di depressione e avere pensieri suicidi, essere considerata sana di mente?".

Per la legge svizzera tutto sarebbe regolare: il

suicidio assistito è infatti considerato legale se non viene praticato per motivi puramente di lucro e viene dimostrato che le condizioni dei pazienti sono di lunga durata, gravi e resistenti ai trattamenti.

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