"Non c'è prova del no. Erano ubriachi e drogati". E il giudice assolve il branco

La 18enne denunciò di essere stata stuprata ad una festa da un gruppo di coetanei. Per il giudice del tribunale di Firenze non ci fu violenza sessuale: "Errore sul fatto, non esiste prova del rifiuto"

"Non c'è prova del no. Erano ubriachi e drogati". E il giudice assolve il branco

"Non c'è prova del no. Erano ubriachi e drogati". Non ha dubbi il giudice del tribunale di Firenze, Fabio Gugliotta, che ieri ha assolto due ragazzi, oggi 23enni, accusati aver stuprato una coetanea ad una festa approfittando della sua condizione di inferiorità fisica e psichica. Durante la serata, racconta il giornalista della Nazione Stefano Brogioni, giravano alcol e stupefacenti. Circostanza che, secondo l'imputazione, avrebbe compromesso le facoltà della vittima al punto da non poter esprimere un valido consenso al rapporto sessuale di gruppo. I due imputati sono stati invece assolti con la formula dell'"errore sul fatto" che esclude la punibilità del presunto agente del reato (articolo 47 del codice penale).

I fatti e la denuncia

L'episodio risale ad una sera di settembre del 2018, in una villa della Rufina (Firenze). I ragazzi, all'epoca dei fatti 19enni, trascorsero la giornata che precedeva l'inizio dell'anno scolastico assieme. Nel corso della serata, tutti - compresa la presunta vittima, al tempo 18enne - consumarono bevande alcoliche e fecero uso di sostanze stupefacenti (cannabinoidi). Ad un certo, la giovane e i tre compagni di scuola - del gruppo faceva parte anche un minorenne - si ritrovano da soli nel giardino dell'abitazione. Ci fu un rapporto promiscuo che terminò quando la 18enne si riprese dai fumi dell'alcol e scappò via. Nelle ore successive, la ragazza confidò ad un'amica l'accaduto e, a marzo dell'anno successivo, formalizzò la denuncia per stupro.

Il giudice: "Errore sul fatto"

Secondo l'imputazione, i tre amici avevano approfittato della condizione di inferiorità fisica e psichica della presunta vittima. Ma a processo, celebrato in abbreviato, gli avvocati dei due imputati maggiorenni - il terzo (minorenne) aveva definito la sua posizione con la messa alla prova - sono riusciti a dimostrare che i rispettivi assistiti non potevano presumere che il consenso da parte della 18enne fosse viziato dall'annebbiamento temporaneo in cui versava. Tant'è che il giudice li ha assolti, in via quasi eccezionale, con la formula dell'"errore sul fatto". Un grande risultato dal punto di vista difensivo: "Sono molto soddisfatto.

- ha commentato uno dei legali della difesa alla Nazione - Anche perché la formula assolutoria premia il lavoro svolto e in cui abbiamo sempre creduto, evidenziando come temi del diritto penale generale siano ancora efficaci e non caduti in disuso come molti pensano". Va detto, ad onor del vero, che anche la procura aveva tentennato su questa vicenda. Tanto che il pm Solinas aveva chiesto l'archiviazione, ma il gup aveva ordinato un'imputazione coatta.

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